Politica e Sanità

mar132018

Stipendi europei a confronto, Italia non attrae. Ecco la mappa dei paesi più richiesti

Ci sono paesi e sanità, viste alla lente del lavoratore, molto più povere di quella italiana. Eppure il nostro Servizio sanitario, anche se può assumere cittadini comunitari, non attrae uno slovacco o un croato, al pari di come non attrae francesi, olandesi e medici di sanità più ricche. Questo si evince a conclusione di una riflessione con Enrico Reginato, medico ospedaliero e presidente della Federazione Medici Specialisti Europei Fems, sui dati Eurostat sui salari minimi dei lavoratori dell'Unione Europea. Nominalmente un cittadino bulgaro ha diritto a un minimo di 260 euro, un ottavo di un lussemburghese che arriva quasi a 1600 euro con un calcolo su base oraria. I paesi più poveri in assoluto sono quelli dell'Est Europa ("gruppo 1").

Per fortuna, in termini di potere d'acquisto il divario si riduce, il salariato più povero prende un terzo del più ricco. Tedeschi, olandesi ed europei del nord-ovest hanno un "minimo" più alto con francesi e inglesi ("gruppo 3, intorno ai 1400 euro mensili), seguiti dai centroeuropei e dal gruppo 2 (Spagna Grecia Portogallo, l'Italia non ha istituzionalizzato un reddito minimo al pari dei paesi scandinavi!) sotto i quali si posizionano gli est-europei compatibili, fuori Comunità, con turchi e albanesi. Le tabelle Eurostat dicono inoltre che nell'Est Europa ci sono lavoratori che sgobbano ma portano a casa meno del salario minimo: accade per un 20% degli sloveni (che hanno salario minimo relativamente alto) e per un 15% di romeni e polacchi.

Ma quanto della mappa disegnata da Eurostat è coerente con i trend salariali dei dipendenti delle sanità italiana e dei paesi Ue? «In ambito sanitario, dai dati che Fems sta valutando (il 21 Settembre organizziamo un convegno, a Bruxelles, sulle ineguaglianze delle condizioni di lavoro dei medici della Ue) la migrazione dei medici verso altri Paesi non ha solo aspetti di tipo salariale», spiega Reginato. «Certo, i Paesi del gruppo 1 hanno dinamiche salariali piuttosto modeste, per cui molti medici migrano verso aree con salari più elevati. Ma ci sono molti casi di migrazioni in cui non è il fattore economico quello determinante, bensì le prospettive professionali. Secondo i dati statistici dell'Unione Europea -continua Reginato- il Paese che attrae di gran lunga il maggior numero di medici è il Regno Unito. Sono in tutto 116 mila i camici non britannici in Uk, molti gli italiani. Eppure i salari non sono inferiori. C'è anche un elevato numero di medici italiani che emigra verso la Francia. Tuttavia, sebbene abbiamo salari decenti rispetto ad altri Paesi, la migrazione verso l'Italia è modesta e soprattutto non si riscontrano forti migrazioni dalla Francia e dal Regno Unito». «Per l'Italia-continua Reginato- il problema migrazione è incentivato dalla dissennata politica della formazione specialistica, che ogni anno lascia fuori dalle Scuole di Specializzazione migliaia di neolaureati, in qualche modo costretti a cercare altrove la possibilità di specializzarsi. Ma esiste anche il noto problema della modesta qualità dell'insegnamento attivo e dello sviluppo professionale continuo dei medici in Italia. Sono molti i medici italiani che, nel curriculum, vantano periodi più o meno protratti presso istituzioni straniere come indice di elevata professionalità. Non succede viceversa nelle stesse dimensioni: sono pochi i medici francesi, inglesi, tedeschi, svedesi, che vengono in Italia per periodi di formazione professionale. E lo sono da sempre, dagli anni Settanta. Diverso è, ed è stato soprattutto in passato, il discorso per la formazione universitaria, che ha attratto in Italia molti aspiranti medici, specie da Grecia e paesi del Mediterraneo».

Mauro Miserendino
Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community