Politica e Sanità

nov142017

Stipendi a confronto, in Veneto divampa la polemica tra Mmg e ospedalieri

Unico "difetto": è piemontese, non veneto. Ma Giovanni Monchiero, deputato del Gruppo Misto, come manager di Asl ad Alba e di ospedale a Torino ha visto buste paga di medici di famiglia ed ospedalieri, e ora, fuori dall'agone gestionale, ha i numeri per una disamina spassionata della polemica innescata da Regione Veneto sugli stipendi dei convenzionati, considerati dall'Assessore Luca Coletto superiori a quelli dei dipendenti. Una polemica che rimbalza in tutta Italia e sui social mina il clima tra le due categorie, tra l'altro nel momento delicato delle elezioni ordinistiche. Per Monchiero da un punto di vista argomentativo i dirigenti veneti fanno l'errore di partire dalla frase "Per quanto vi paghiamo...", «in realtà quale che sia lo stipendio di una categoria dietro uno sciopero ci sono ragioni da interpretare. Tra l'altro stiamo parlando di categorie il cui contratto non è rinnovato da otto anni: al netto degli accordi regionali, partono dal presupposto di non essere stati considerati. I medici ospedalieri per le responsabilità che si prendono ogni giorno, i medici di famiglia per i carichi di lavoro che sopportano, enormi, specie nei piccoli centri dove le distanze sono grandi e le cose da fare tante».

«I medici di famiglia - ammette Monchiero -non hanno lo stesso carico di responsabilità dei dipendenti, un carico che nel quotidiano pesa ed è ben presente alle aziende ospedaliere. Ma tale differenza non va considerata un motivo per confronti sommari; al contrario, l'urgenza nei territori è quella di far dialogare territorio e ospedale, non dargli spunti di divisioni e contrasti». In Veneto questo mese i Mmg hanno chiuso gli studi l'8 e il 9 (media 80% adesioni secondo i sindacati), per essere stati tagliati fuori dalla gestione dei propri pazienti in Rsa, per essere stati assoggettati (se di guardia) alle esigenze della centrale 118, per non essere stati sentiti in queste occasioni, perché è stato bloccato il progetto di fascicolo sanitario elettronico (Fse) che avrebbe consentito di prenotare esami e visite dagli studi da eseguire nelle strutture scelte dai curanti per i loro assistiti. L'Assessore alla Salute osserva che i medici veneti dimenticano di guadagnare oltre 125 mila euro annui se sono nelle medicine di gruppo integrate. I 36 mila euro in più per il massimalista in gruppo, sommati all'onorario, secondo i calcoli del Gazzettino su dati Sisac creerebbero un reddito annuo di una volta e mezza rispetto ai colleghi del Sud, di un 30% in più rispetto a quelli lombardi e doppio rispetto agli ospedalieri, ben più alto anche se "tosato" di spese d'affitto, utenze e personale. Inoltre l'Assessorato accusa la categoria di scioperare per avere altri soldi per far partire il Fse dimenticando che è previsto dalla legge italiana. «Il medico di famiglia potrebbe argomentare che i primari con l'intramoenia guadagnano infinitamente di più, e anche qui a torto -dice Monchiero- la media dei medici ospedalieri guadagna ben meno. Il problema non è far produrre di più i medici o controllarli, semmai è farli produrre a livello soddisfacente per chi li paga. E alla fine se non si vuol perdere tempo li si deve coinvolgere nei processi decisionali. Questo nella mia esperienza in Asl, anche se ammetto di essere stato fortunato. Evocare un passaggio a dipendenza come rimedio presenta almeno due "contro": primo, ci vorrebbe una legge dello stato, ogni altra norma sarebbe più facilmente impugnabile e ci vorrebbe tempo per venirne a capo; secondo, il target dei Mmg sono i pazienti cronici e quando si sono sperimentati modelli ospedalieri per gestirli non si sono ottenuti progressi, né risparmi. Che invece si generano responsabilizzando il medico convenzionato su un budget e su particolari categorie di malati, e offrendo dei traguardi da raggiungere. Ai medici di famiglia suggerirei di non attaccare gli ospedalieri sui social. Per primi loro sanno che i percorsi per la cronicità si gestiscono sul territorio o comunque si co-gestiscono».


Mauro Miserendino
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