Politica e Sanità

apr202017

Sistemi sanitari vulnerabili e personale poco preparato, a rischio la sicurezza dei dati

La vulnerabilità dei sistemi informatici sanitari emerge in modo chiaro da uno studio che il Politecnico di Milano ha condotto su un campione di strutture ospedaliere. Gianfranco Gensini, presidente nazionale della Società italiana telemedicina e sanità elettronica (Sit) conferma che si tratta di un problema reale, che solo la moderata attenzione dedicata finora a questi argomenti non ha fatto emergere in precedenza. Il professore ricorda che già in passato l'ateneo milanese aveva condotto uno studio, a cui avevano collaborato Sit e Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti), da cui era emersa anche l'insufficiente competenza informatica, in particolare riguardo ai problemi della sicurezza dei dati, da parte degli operatori sanitari. «Non è stata progettata una formazione informatica sanitaria in modo organico; - lamenta Gensini - negli stessi corsi di laurea in medicina e infermieristica esistono, sia pure in modo non omogeneo, elementi di formazione in informatica ma certamente non tali da rendere l'allievo competente. A mio avviso è un punto che deve essere affrontato per favorire un aumento della conoscenza e di attenzione, tali da garantire una maggiore sicurezza dei dati». Il merito dello studio del Politecnico è di aver messo a fuoco il problema, «e ora - sollecita il presidente Sit - l'unica cosa che si può fare è cercare di affrontarlo».

A questo scopo molti ospedali milanesi (Sacco-Fatebenefratelli, San Carlo, San Paolo, Policlinico...) hanno già chiesto alla Regione consistenti finanziamenti per rinnovare i propri sistemi informatici e renderli anche maggiormente resistenti a possibili attacchi. «Ma la questione - afferma Gensini - è complessa e presenta diverse sfaccettature: la prima è che esiste ancora una quota non marginale di strutture sanitarie non informatizzate; c'è poi un'estrema varietà di approcci informatici che genera una grande dispersione (si pensi ai diversi sistemi di gestione delle cartelle cliniche); infine la capacità dei sanitari di far colloquiare i vari sistemi di gestione delle informazioni è resa molto difficile dalla scarsa interoperatività dei sistemi».


Renato Torlaschi
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