Politica e Sanità

set122017

Sicilia, i medici del 118 sul piede di guerra. Smi: la Regione sta smantellando l'emergenza

«La Regione Sicilia sta smantellando un pezzo strategico della sanità pubblica, il 118, attaccando i diritti dei professionisti del settore. Un danno enorme per la sicurezza dei cittadini». A denunciare la situazione un fronte compatto di Sindacati medici dell'emergenza sanitaria territoriale (in sigla EST) siciliano che annunciano «da oggi i medici del 118 sul piede di guerra». Si tratta di professionisti, continua la nota «che da anni attendono il rinnovo del contratto di lavoro e che da settimane sono entrati in stato di agitazione. Ieri è partito anche un presidio fino al 14 settembre a Palermo, davanti l'Assessorato alla salute (piazza O. Ziino), cui si aggiungono una assemblea regionale a Messina il 15, e tre giornate di sciopero il 25 settembre, il 3 e 11 ottobre. «Le motivazioni sono molteplici» spiega Emanuele Cosentino, dirigente nazionale e regionale del Sindacato dei Medici Italiani, area 118, «si chiede la salvaguardia dei livelli assistenziali (Lea) per i cittadini e la riapertura delle trattative regionali a tutela della dignità di tutti i medici del settore. Vogliamo ricordare due dati» continua «nel dicembre 2016 un decreto assessoriale ha previsto un aumento dei compensi per incentivare, però, esclusivamente i medici anestesisti e gli infermieri operanti nel 118, senza coinvolgere nel provvedimento (almeno finora) i medici di emergenza sanitaria territoriale».

«Figli e figliastri - sottolinea Cosentino - come spesso accade nella nostra Sicilia. Parliamo di oltre 7 milioni di euro per il 2017 e il 2018 in attesa di avere personale dedicato, cioè esclusivamente a servizio del SUES 118, che questa regione con la lentezza di un elefante non riesce a formare!». La nota punta il dito contro «la riorganizzazione delle rete ospedaliera e, soprattutto il rischio sempre più concreto di tagli ai mezzi di soccorso e al numero di ambulanze con i medici a bordo, soprattutto in provincia di Messina, il che provocherebbe un autentico disastro. Non esistono, al momento, infatti, elementi di certezza che nella macroarea di Messina, come in altre, il numero delle ambulanze medicalizzate, come promesso dalla parte pubblica, venga mantenuto in deroga a quanto disposto dai decreti». A rischio, conclude Cosentino «un sistema necessario per l'emergenza-urgenza che produce riduzione di mortalità, soprattutto nell'ambito delle reti tempo-dipendenti, per esempio nella gestione degli infarti, la rete Ima e della rete stroke. Ecco perché i medici dell'Emergenza dicono basta bisogna rompere il muro di gomma dell'amministrazione regionale con una forte e compatta protesta per la difesa della sanità pubblica».
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