Politica e Sanità

mag162018

Sepsi, presentato documento di consenso su procedure diagnostiche. Tempo e accuratezza fondamentali

tags: Antisepsi
Tempo e accuratezza della diagnosi sono i due fattori fondamentali nell'individuazione e nel trattamento della sepsi. A ricordarlo gli esperti convenuti alla conferenza di presentazione del primo documento di consenso a livello europeo - realizzato con il patrocinio di AMCLI, SIM, SIMPIOS e SIFO e con il supporto incondizionato di Becton Dickinson - sulle procedure cui vengono sottoposti i pazienti nel percorso di diagnosi dell'infezione identificando le corrette modalità per individuare tempestivamente la sepsi e fornire delle linee guida su come effettuare una adeguata e standardizzata opera di formazione e informazione del personale sanitario coinvolto in questo processo.
La corretta diagnosi della sepsi, che in Italia, ogni anno si registrano più di 5.000 vittime, rappresenta oggi la vera "urgenza-emergenza in laboratorio" e quindi l'anello debole che va identificato e corretto.
 «La sepsi è ormai un'emergenza sanitaria, al punto che in un futuro prossimo i morti per sepsi supereranno quelli per patologia neoplastica» dichiara Bruno Viaggi, Dipartimento di Anestesia, NeuroAnestesia e Rianimazione, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze, Membro del Gruppo Italiano per la Valutazione degli Interventi in Terapia Intensiva (GiViTI), Istituto Mario Negri, Milano. «La sepsi è una sindrome tempo-dipendente e se non trattata precocemente» continua «può evolvere rapidamente in shock settico che attualmente, nonostante i progressi ottenuti in ambito diagnostico-terapeutico, mantiene una mortalità sempre molto elevata pari a circa il 50% dei casi». Il cardine nella diagnosi di questa infezione è l'emocultura «un esame fondamentale per individuare la presenza di germi e rappresenta il gold standard per impostare una terapia antibiotica mirata. Purtroppo oggi l'esecuzione di questo esame non sempre è eseguito in modo conforme a quanto indicato dalle linee guida commettendo errori anche banali durante tutto il processo della sua esecuzione» precisa Viaggi. «Se l'emocoltura non è eseguita correttamente, infatti, può diventare un esame del tutto inutile, vanificando tutto il percorso. Ad esempio, se il campione non viene inviato in laboratorio preferibilmente entro un'ora o al massimo entro 4 ore dal prelievo, il rischio è di avere una mancata positivizzazione del campione anche in presenza di patogeni». Un problema condiviso dalla microbiologia come sottolinea Roberto Rigoli, Vicepresidente Amcli, Direttore Dipartimento di Patologia Clinica, ULSS n.2 Marca Trevigiana «perché l'emocoltura dia risultati attendibili, preservando la sicurezza del paziente, è necessaria la consegna immediata dei campioni. Laddove i laboratori di microbiologia non sono aperti 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, è necessario predisporre degli incubatori delocalizzati in cui lasciare i campioni appena prelevati in attesa che vengano effettuate le analisi» precisa Rigoli. Determinante anche la quantità di sangue che viene prelevato per fornire il materiale necessario all'analisi microbiologica e quindi per la buona riuscita dell'esame. «Spiegandolo in parole semplici si può dire che se si preleva una quantità di sangue ridotta diminuisce la sensibilità del sistema diagnostico e quindi non si ottengono risultati attendibili» continua il microbiologo Amcli. «Ma anche se la quantità di sangue prelevata è eccessiva cambiano gli equilibri di rilevazione rendendo praticamente inutile l'emocoltura. Le linee guida riportate nel documento di consenso raccomandano che vengano riempiti almeno 4 flaconi, anche se in assenza di difficoltà tecniche o di altre problematiche il prelievo di 6 flaconi è da considerarsi ottimale. Troppo spesso, invece, ci si ferma al prelievo di due soli flaconi». Infine, come riportato nel documento di consenso, è necessaria attenzione anche alla corretta disinfezione della cute del paziente e del personale sanitario, fondamentale per evitare che i campioni vengano contaminati da batteri e/o funghi presenti sulla pelle del paziente o sulle mani dell'operatore.
«Eseguire una corretta antisepsi della cute del paziente è necessario affinché i microrganismi presenti sulla pelle non vadano ad inquinare il campione di sangue prelevato. Il documento di consenso indica le modalità corrette per eseguirla come ad esempio la necessità di ricorrere a disinfettanti a base di clorexidina al 2% in alcool 70% e di non toccare il sito di prelievo dopo la disinfezione se non con guanti sterili» - dichiara Gaetano Privitera, Presidente SIMPIOS; Direttore, UOC Igiene ed Epidemiologia Universitaria e Coordinatore Area Funzionale Rischio Clinico, Azienda Ospedaliera-Universitaria Pisana.
La sepsi, hanno concluso gli esperti, è un problema globale, che necessita di essere affrontato con un approccio multidisciplinare basato su una comunicazione costante e una stretta aderenza a percorsi condivisi. Per mettere in atto le azioni evidenziate da questo primo documento di consenso è necessario sensibilizzare le Direzioni Sanitarie e le Società Scientifiche, che hanno il compito di diffondere queste Linee Guida e renderle applicabili nella pratica clinica.

Marco Malagutti
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