Politica e Sanità

dic52017

Sciopero medici, Anaao Assomed: i sindacati non saranno spettatori del declino della sanità pubblica

Le Organizzazioni sindacali della Dirigenza medica e sanitaria non saranno spettatrici passive del declino annunciato della sanità pubblica e del ruolo e dello status delle categorie che rappresentano. Con l'hashtag #primadivotarepensallasalute una nota Anaao Assomed rilancia le ragioni dello sciopero del 12 dicembre sottolineando come «se le ragioni della sanità fossero difese con la stessa pervicacia con la quale si infila un comma a favore della copertura dei costi del carnevale fino al 2020 o del Cnel, che solo un anno fa era additato come il prototipo degli enti inutili, non staremmo ancora a protestare. La sanità» continua la nota «è l'unico settore del pubblico impiego lasciato fuori da ogni prospettiva di ripresa con un finanziamento avviato sul piano inclinato di un rapporto con il Pil del 6,3%. Come se la spesa sanitaria greca o quella portoghese potessero diventare il nostro punto di riferimento e avessimo rinunciato ad assomigliare alla Germania o alla Francia, che finanziano i loro sistemi sanitari con 2 punti di Pil in più all'anno.

Il deficit di finanziamento ci costringerà presto a definire ciò che il cittadino può o non può aspettarsi dalla sanità pubblica e causerà liste di attesa inevitabilmente più lunghe, maggiori ritardi nell'accesso alle cure, più ticket sui farmaci, crescita delle diseguaglianze territoriali, incremento del numero di coloro che rinunciano alle cure, più spesa a carico delle tasche private con maggiore divario tra chi può curarsi pagando e chi non può. La politica deve decidere se la salute dei cittadini è ancora un diritto costituzionale o un lusso che non possiamo permetterci. Lo sciopero nazionale del 12 dicembre» conclude la nota «chiede alla legge di bilancio all'esame della Camera segnali che scommettano sul capitale umano del Ssn, bene pubblico da valorizzare e non da liquidare in maniera strisciante, creando le condizioni per il rinnovo del Ccnl fermo da 8 anni, per l'erogazione dei Lea, per il futuro del sistema formativo, stretto tra deficit di specialisti e pletora di laureati. Il Governo, e i partiti della sua maggioranza, si assumono una grave responsabilità ad ignorarlo. Ma le Regioni, che hanno finora garantito i Lea a spese dei professionisti, non si illudano di potersi sottrarre agli obblighi contrattuali ponendoli in alternativa con il diritto alla salute dei cittadini.
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