Politica e Sanità

mag12018

Salario e carriera, anche negli Usa donne medico penalizzate. Il position paper Acp

Parità di genere nella professione medica: l'argomento non è nuovo ma ora, negli Stati Uniti, si è mosso anche l'American College of Physicians (Acp), che ha pubblicato sugli Annals of Internal Medicine un position paper con raccomandazioni utili ad affrontare al meglio il problema. I dati statunitensi, riferiti al 2015, delineano uno scenario in cui la classe medica è composta per un terzo da donne, che però sono la maggioranza tra gli studenti di medicina; a questa presenza significativa non corrispondono però uguali possibilità di carriera né uguali redditi a parità di competenza ed esperienza. In Italia le cose non sono differenti, secondo Maria Erminia Bottiglieri, referente dell'Area strategica Professione della Federazione degli Ordini: «Sia per quanto riguarda le possibilità di carriera che per il salario purtroppo anche nel nostro Paese le donne sono penalizzate. Per fare carriera devono sottoporsi a sacrifici enormi badando a figli e famiglia molto più dei colleghi di sesso maschile, specie in alcune branche; se consideriamo i chirurghi che operano come dipendenti, vediamo già dai numeri che le donne sono una minoranza e, soprattutto al Sud, è ancora diffusa la mentalità secondo cui gli uomini sarebbero migliori».

E anche riguardo al salario Bottiglieri, che nel passato triennio aveva coordinato l'Osservatorio della professione medica e odontoiatrica al femminile, dice che «i dati documentano un salario inferiore per le donne, cosa che del resto vale non solo nel settore medico, ma per tutte le professioni». La dottoressa dichiara che continuerà il proprio impegno nel suo nuovo ruolo; «se il comitato centrale me ne darà la possibilità - dichiara - mi propongo di mantenere un gruppo di lavoro dedicato a trattare queste problematiche» e segnala che il prossimo 19 maggio a Bologna l'Omceo ha organizzato una riunione sulla questione medica al femminile, in cui si affronterà il tema dell'impegno delle donne nel campo sanitario e che sarà un momento importante di confronto. Una delle parole chiave del position paper dell'Acp è la flessibilità, ritenuta condizione necessaria per consentire alle donne di conciliare impegni familiari e professionali. Su questo aspetto Bottiglieri ritiene che in Italia il problema non riguardi le condizioni ospedaliere, che «sono già abbastanza flessibili; la donna ha già garantiti i cinque mesi per la maternità, l'orario ridotto fino al compimento di un anno del bambino, tre giorni al mese per eventuali malattie del bambino fino a tre anni e altre facilitazioni. Ma tutto quello che sta fuori dall'ospedale, specie al Sud, è molto carente: non ci sono asili, non ci sono strutture di supporto e a fronte di queste difficoltà spesso sono le stesse donne che non si fanno avanti e rinunciano alla carriera nella professione e nelle istituzioni».
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