Politica e Sanità

mar82018

Ricerca Ipsos-Farmindustria, 9 donne italiane su 10 hanno carichi di cura familiare

tags: Donne, Ipsos
Il caregiving familiare nel nostro Paese è "Soprattutto donna!". È questo il titolo scelto da Farmindustria per un evento sul valore e alla tutela di quell'impegno, organizzato a Roma in collaborazione con l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. L'occasione per presentare i risultati di un'indagine commissionata a Ipsos: per il 90% delle italiane il lavoro di cura è un impegno quotidiano, per il 50% gli impegni sono più di uno e il 20% ha un coinvolgimento definito "elevatissimo".

Proprio le necessità familiari legate alla salute sono quelle più delegate alle donne, che sono presenti nella prevenzione (66%), vegliano sul percorso terapeutico (65%), e diventano gli interlocutori privilegiati dei medici nella diagnosi (58%) e nella terapia (59%). Un ambito totalizzante pare essere quello della salute dei bambini, con pochissime mamme che delega al papà la cura (6%) o il rapporto col pediatra (5%). Quando però è la donna stessa a stare male, in genere fa da sé, come capita nel 46% dei casi di problemi di salute lievi e nel 29% di quelli più gravi, autonomia direttamente proporzionale all'abitudine di assumere incombenze di cura per gli altri. Il 28% delle intervistate ha in famiglia almeno una persona con un bisogno particolare di cure, che nel 20% dei casi sono anziani più o meno autosufficienti, nel 10% malati gravi o disabili. Anche i malati gravi sono quasi sempre anziani (madri, padri, coniuge), più raro che si tratti di figli.

Il risultato, però, non cambia: un terzo delle donne se ne prende cura da sola, circa la metà ha un altro aiuto in famiglia mentre solo il 14% usufruisce di un aiuto esterno. Comprensibile, quindi, che il 51% di quelle che assistono malati gravi si dichiari insoddisfatta. E lo Stato? Il 69% delle intervistate ritiene il nostro welfare arretrato rispetto a quello di altri Paesi europei, per il 72%, la politica non ha saputo interpretare i nuovi bisogni nati in seguito alla crisi economica, adeguando il sistema di protezione sociale (70%) soprattutto ai bisogni delle persone più esposte (69%). C'è diffusa consapevolezza che questo sistema non è sostenibile (46%) e che quindi ha una capacità di perequazione sociale limitata (32%).

Si guarda, allora, anche alle imprese, che secondo il 48% delle italiane potrebbero farsi carico di parte della protezione. Eppure, ben un quarto delle lavoratrici (26%) non sa cos'è il welfare aziendale, e se pure un altro quarto (23%) ha a disposizione sul luogo di lavoro qualche misura di sostegno, appena il 7% ne fa uso, giudicandolo un ottimo contributo al work life balance. «Le donne sono i manager della famiglia e lo sono sempre più con l'invecchiamento della popolazione. Per questo bisogna insistere con tutte le misure che consentano una migliore conciliazione.

In questo le aziende farmaceutiche possono essere un esempio: abbiamo il 40% di addetti donne, nella ricerca arrivano al 60% e tutte hanno a disposizione strumenti avanzati di welfare contrattuale» ha sottolineato il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. Farmindustria lancia inoltre la proposta di un'alleanza terapeutica che definisce della "tripla A: appropriatezza, aderenza e alleanza" e che prevede anche l'organizzazione di corsi per medici di medicina generale e pediatri, che "a loro volta possono contribuire alla formazione delle caregiver all'appropriatezza e all'aderenza delle cure". "Se ognuno di noi giocherà il suo ruolo» ha concluso Scaccabarozzi «aiuteremo le donne e quindi tutto il Paese ad andare un po' meglio».


Elvio Pasca
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