Politica e Sanità

nov232021

Ricerca biomedica, necessaria la collaborazione pubblico-privato. La II edizione del Libro bianco

La collaborazione pubblico-privato per sviluppare in tempi rapidi cure innovative risulta più che mai essenziale e la pandemia da Covid-19 con lo sviluppo dei vaccini, ha resto sempre ancora più impellente questa partnership. Questo il tema al centro della presentazione della seconda edizione del Libro Bianco intitolato "La ricerca biomedica e il rapporto pubblico-privato", promosso da Fondazione Roche e Fondazione Fadoi, che si è tenuta al Nobile Collegio Chimico Farmaceutico.

«La ricerca, il rapporto positivo tra gli investimenti pubblici e quelli privati, siano chiavi essenziali con cui possiamo provare a costruire il Servizio sanitario nazionale del futuro», ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un videomessaggio inviato per la presentazione. «Il rafforzamento e il rilancio del nostro Servizio sanitario nazionale è la sfida più centrale dei prossimi mesi», ha ribadito il ministro, ricordando che «alla fine del 2019 c'era 1 miliardo in più da un anno all'altro sul Fondo sanitario nazionale». Allora «nella legge di Bilancio, con una battaglia e una discussione parlamentare non semplice, riuscimmo ad arrivare a 2 mld» e sembrava molto. «Poi nel 2020 abbiamo messo 10 mld in più, di cui 6 a regime e 4 di spese sanitarie. Poi nel 21 è arrivato il Pnrr», il Piano nazionale di ripresa e resilienza, «con 20 mld in un colpo solo». Ecco, «dentro questi 4 numeri - 1, 2, 10, 20 - c'è il senso di un cambio di priorità: come Paese abbiamo finalmente capito che bisogna investire di più». Ma «oltre alle risorse serviranno le riforme - ha ripetuto - servirà mettere mano a ciò che funziona per migliorarlo ancora e capire ciò che non ha funzionato abbastanza, che deve essere migliorato». «Siamo convinti che promuovere una giusta e sana collaborazione tra pubblico e privato possa fare la differenza in quanto garantisce benefici a livello economico, ma soprattutto soluzioni sempre più efficaci per la salute del nostro Paese», afferma Mariapia Garavaglia, presidente di Fondazione Roche.
«Con il CoVid-19 abbiamo compreso il ruolo significativo che il supporto pubblico può esprimere per accelerare e amplificare lo sviluppo e la disponibilità per i cittadini e i pazienti delle tecnologie per la salute. La gestione dell'emergenza ha evidenziato l'importanza di una visione strategica in tema di salute pubblica, dove la collaborazione pubblico-privato può fare la differenza e rendere il nostro Paese più competitivo» ha affermato il direttore scientifico di Fadoi, Gualberto Gussoni, che insieme a Sergio Scaccabarozzi della Direzione Scientifica della Fondazione Irccs Policlinico S. Matteo di Pavia ha curato la realizzazione del Libro Bianco. Che il valore della ricerca non sia solo finanziario lo sottolinea anche Sergio Scaccabarozzi: «Spesso si tende ad assimilare il valore della ricerca al ritorno finanziario per chi l'ha promossa, ed è indubbio che gli effetti positivi della ricerca sulla salute pubblica consentano a un Paese significativi vantaggi competitivi ed economici, ma 'valore' non è solo questo: aspetti più difficilmente quantificabili, come l'impatto sul progresso della conoscenza, sulla qualità della vita, sulla socialità, sul benessere della popolazione sono altrettanto, se non prospetticamente anche più importanti».

Ma in Italia la collaborazione tra pubblico e privato per lo sviluppo di una ricerca efficace sembra trovare non pochi ostacoli, come ha rilevato l'avvocato Alessandro De Nicola, presidente della Adam Smith Society. De Nicola ha citato l'esempio della sospensione dello sviluppo del vaccino made in Italy dopo che l'azienda privata ReiThera ne aveva già avviato la sperimentazione, e questo a causa del blocco dei finanziamenti pubblici decretato dalla Corte dei Conti per motivi tecnico-giuridici legati al contratto di finanziamento che doveva essere erogato da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e di Invitalia. La necessità di «superare definitivamente approcci del passato a cui sono da far risalire molte delle criticità e fragilità sperimentate nell'affrontare la pandemia», è stata sottolineata anche da Luca Pani, professore ordinario di Farmacologia all'Università di Modena e Reggio e di Psichiatria Clinica all'Università di Miami (Florida), secondo cui «in Italia la ricerca e lo sviluppo clinico di farmaci e vaccini dovrebbero ricevere un importante impulso attraverso l'attuazione di proficue collaborazioni pubblico-privato, che siano basate su una chiara definizione e distinzione di ruoli. L'Italia può per esempio contare su una miniera di dati sanitari che necessita di essere valorizzata anche attraverso una trasparente e fattiva collaborazione fra pubblico e privato, nell'interesse della ricerca e della salute per il Paese».
«Nel 2020 la Fondazione Irccs San Matteo è stata in prima fila nella lotta alla pandemia sia dal punto di vista dell'assistenza, che della ricerca con 282 lavori dedicati a CoViD-19. Abbiamo cercato - ha raccontato Carlo Nicora, direttore generale Fondazione Irccs Policlinico San Matteo - grazie al supporto di ENI, di creare le condizioni per fronteggiare eventuali epidemie future grazie alla creazione di una struttura all'avanguardia nella gestione di emergenze infettivologiche. Nonostante la pandemia, nel 2020 in generale l'attività di ricerca dell'Irccs San Matteo ha generato un numero elevato di pubblicazioni pari a 1186 con un impact factor totale di 6484. Occorre creare le condizioni affinché la generazione di conoscenze scientifiche sia potenziata e valorizzata nell'interesse dei pazienti e del Paese». Il punto di vista di un soggetto attivo nella raccolta di finanziamenti per la ricerca indipendente e contemporaneamente nello sviluppo di terapie avanzate per le malattie genetiche è stato espresso da Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon. Carmine Pinto, presidente della Federation of Italian Cooperative Oncology Groups, che nel Libro Bianco ha curato insieme ad altri autorevoli colleghi un articolo nella prospettiva dei ricercatori clinici, ha opportunamente ricordato che il Regolamento UE n. 536/2014, che entrerà effettivamente in vigore a inizio 2022, in merito alla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano «pone tutto il mondo della ricerca, dai ricercatori alle Istituzioni competenti e al mondo dell'industria, di fronte a uno scenario completamente rinnovato per il quale è indispensabile rimodulare e modernizzare il sistema ricerca sia a livello europeo sia nei singoli Stati membri. Anche per l'Italia quindi il nuovo Regolamento rappresenta una importante sfida e una occasione per il rilancio della ricerca, e in questa prospettiva diventa indispensabile procedere con cambiamenti normativi, strutturali e organizzativi».

Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche S.p.A., ha auspicato una evoluzione normativa e culturale, affinché gli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo di grandi gruppi industriali del mondo biomedicale/farmaceutico possano trovare uno sbocco importante anche nel nostro Paese. Anche Renato Balduzzi, professore ordinario di Diritto Costituzionale, Università Cattolica del Sacro Cuore, ha affermato che un'ulteriore opportunità di crescita per la ricerca italiana può derivare dal Regolamento EU 536/2014 di prossima applicazione e da interventi come la legge 3/2018, ma è fondamentale arrivare all'introduzione di meccanismi organizzativi e normativi che favoriscano collaborazioni strutturali e non episodiche tra industria, privato not for profit e strutture pubbliche.
Giuseppe Banfi, direttore scientifico Irccs Galeazzi Milano, ha sottolineato come «il progetto MIND Milano Innovation District, con Human Technopole, l'Ospedale Galeazzi, l'Università di Milano e numerose realtà di ricerca e imprenditoriali private, rappresenti un esempio virtuoso di come anche in Italia sia possibile avvicinare realtà istituzionalmente e culturalmente diverse per fare networking e creare innovazione e valore per tutto il sistema salute». «La ricerca biomedica è sempre più strettamente legata all'assistenza - ha concluso il presidente Fadoi Dario Manfellotto -. Ricerca più efficiente significa cure migliori, e tutto ciò che aiuta a potenziare e sviluppare la ricerca, rendendola più qualitativa, inclusa una maggiore sinergia fra pubblico e privato, non può che trovare sia nei pazienti sia nei professionisti sanitari la massima condivisione».
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