Politica e Sanità

ott122018

Retribuzioni, Mmg e pediatri a confronto su quote vaccini. Compensi diversi per la stessa prestazione

Di quando in quando si riaccende la diatriba, perché i medici di famiglia prendono meno dei pediatri? Perché la quota capitaria dell'adulto è metà di quella del bambino? E più di recente, sui vaccini, dal Lazio medici di famiglia lamentano di essere retribuiti per lo pneumococco poco più di 6 euro contro 12 e rotti dei pediatri. Domande conseguenti: perché per la stessa prestazione due compensi così diversi? E, sullo sfondo, perché lo stato riconosce al pediatra la dignità di specialista e non fa lo stesso con il medico di famiglia? Riportiamo queste domande al Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri Paolo Biasci alla vigilia del 12° Congresso Nazionale Fimp di Riva del Garda, dove- a partire da oggi e fino a sabato 13 -si parlerà di temi clinici ma con un titolo "politico" - «Tutti i bambini un unico stivale» - che testimonia, paradossalmente, un momento di unità di intenti con medici di famiglia e resto del mondo medico. «Tutto nasce da una scelta, da 40 anni il servizio sanitario riferisce l'assistenza all'adulto al medico di medicina generale e quella al bambino al pediatra e a due accordi nazionali distinti da cui originano gli accordi regionali, ancor più distinti tra loro; qui ogni regione disciplina diversamente vaccinazioni e relative remunerazioni. Partiamo però dall'assunto che vaccinare non è fare una puntura. Lo è ancor meno su un bambino con il quale devi comunicare, al di là dell'acquisizione del consenso dai genitori e della registrazione all'anagrafe vaccinale; e devi fare un'anamnesi sulla base di riscontri obiettivi perché non sempre ti parla. Sono aspetti in apparenza marginali ma si riverberano in precisi profili di responsabilità. Che richiedono un tipo particolare di impegno per il quale è richiesta una figura specialistica. E generano una situazione per cui noi non siamo "più ricchi", in quanto non possiamo gestire 1500 bambini a testa ma 800, fronteggiando carichi di aspettative elevati».

«In più si dovrebbe aggiungere che abbiamo tenuto fede alle attese del sistema su di noi. Ad esempio, nel 2015 la Regione Toscana ha scommesso sulla pediatria territoriale per coprire le soglie per l'esavalente, il quadrivalente (MPR+ varicella), e l'80% per l'anti Hpv, e siamo sempre riusciti a rispettare i dati di copertura vaccinando nei nostri studi con tanto di gradimento delle famiglie e liste d'attesa zero nelle vaccinazioni». Perché almeno per l'adesione alle campagne vaccinali, cui sono sollecitati allo stesso modo dalle convenzioni nazionali sia pediatri sia Mmg, non riconoscere pari dignità e retribuzione? «Con i medici di famiglia condividiamo altissime responsabilità ma sui bambini abbiamo l'esclusività noi fino a sei anni, e dopo fino ai 14/16 anni siamo in coabitazione - non in concorrenza, perché le famiglie sono libere di scegliere - e accade che l'80% dei ragazzi resti con noi. La famiglia vede il medico di medicina generale già molto impegnato sulla cronicità, sull'adulto, sulla prevenzione nell'adulto, sul vaccino antinfluenzale. Per inciso, passati i due anni le somministrazioni di vaccini sono molto meno frequenti. Con il medico di famiglia oggi sosteniamo la richiesta di far uscire la vaccinazione dal guscio dei servizi distrettuali per raggiungere soglie di copertura ottimali».

Un cenno al Congresso, che è scientifico - quello più propriamente "politico" sarà a fine marzo 2019 -e si richiama al valore di garantire l'uniformità da Nord a Sud nei servizi della sanità pubblica. «Dal 2004 c'è un definanziamento del servizio sanitario nazionale, specie sul personale, molto marcato che ha disarticolato l'assistenza nelle regioni, e ampliato il gap tra quelle più organizzate e ricche e le altre; con l'ulteriore richiesta di autonomia delle prime, sposata da quasi tutte le altre, le differenze tra l'assistenza da una regione all'altra si approfondiranno», dice Biasci. «E qui risulta fondamentale il nostro ruolo. Se c'è un comune denominatore tra bambini in tutta Italia è il livello assistenziale costituito dal pediatra di libera scelta, che fa prevenzione con vaccini e bilanci di salute, che dissipa dubbi dei genitori, che ovunque si prodiga per garantire l'assistenza e tenere il bambino nello stivale, al netto di strumenti operativi che invece possono variare tra una regione e l'altra».

Mauro Miserendino


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