Politica e Sanità

ott122018

Resistenza antibiotici, Ricciardi (Iss): Italia rassegnata di fronte a fenomeno in crescita

Il rischio è che tra qualche tempo diventi prassi sentirsi rispondere dal laboratorio d'analisi "nel suo antibiogramma il batterio che abbiamo trovato resiste a tutto non c'è niente da fare". E' accorato il grido d'allarme che lancia sulle antibioticoresistenze Walter Ricciardi al forum Pulire principale manifestazione del settore pulizie, nella sessione d'apertura dedicata alla sanificazione degli ospedali. La commissione Ue sulle antibioticoresistenze è preoccupata per l'Italia. Siamo lo stato membro dove si osservano più alti livelli di resistenza agli antibiotici da parte dei batteri: lo stafilococco resiste alla meticillina, l'escherichia coli a frluorchinolonici e cefalosporine, la klebsiella pneumoniae alle cefalosporine e ora pure ai carbapenemici. Per queste resistenze siamo sempre ai più alti livelli tra i paesi europei, affiancati in qualche caso a paesi del Mediterraneo». L'altra faccia della medaglia? «Il 33% dei pazienti ricoverati in terapia intensiva contrae un'infezione nosocomiale, e tutto questo sembra essere accettato in modo quasi rassegnato dagli stakeholders. La commissione europea riscontra poco senso di urgenza sulla situazione attuale, e che manca un coordinamento delle attività di prevenzione com'è invece stato fatto negli ultimi 10 anni da altri paesi europei. E abbiamo un 20% di operatori sanitari che non si vaccina, laddove negli altri paesi vaccinarsi è obbligatorio».

La cosa fa ancora più rabbia in quanto il valore dei ricercatori e degli igienisti italiani e dei loro dati è universalmente riconosciuto al punto che l'Italia e l'Istituto superiore di Sanità presieduto dallo stesso Ricciardi coordinano i 28 paesi membri della comunità nel progetto di sorveglianza sulle antibioticoresistenze, e le strutture italiane collaborano fornendo dati su dati, inclusi quelli sui costi: curare uno stafilococco resistente costa in media 36 mila euro, il doppio di quanto costano in un anno due unità di personale addetto alla sanificazione, una batteriemia da emodialisi costa 24 mila euro. «Tutto questo perché in Italia si è fatto un uso sistemico importante degli antibiotici - dice Ricciardi -spendiamo il 100% in più di molti altri paesi, tre volte in più dell'Olanda, e il medico di medicina generale è tra gli artefici di questa prescrizione ma anche in ospedale il consumo è due volte in valore quello di molti altri stati membri. Il risultato è che mentre all'estero il fenomeno è stato gestito e il calo della pressione selettiva degli antibiotici ha ripristinato la situazione batterica preesistente ai fenomeni di resistenza, qui sempre più ceppi hanno sviluppato resistenze. Dobbiamo prendere rapidamente coscienza che abbiamo le competenze tecniche per inquadrare il problema e che occorre darsi da fare per contrastare questa "rassegnazione" non accettabile».
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