Politica e Sanità

mar202022

Registri di prescrizione e dati RWE. I due passaggi ineludibili per autorizzare le multi-indication drugs

I farmaci di derivazione biologica - ognuno spesso con più indicazioni per più terapie - stanno rivoluzionando tutta la medicina e in particolare oncologia, immunologia, cura delle malattie rare. Spesso però i trial che ne attestano l'efficacia nascono da piccole popolazioni e l'autorizzazione arriva a fronte di prezzi elevati, da rivalutare in base a dati post- commercializzazione, di "real world evidence".

Trovare criteri di rimborso che mettano insieme RWE e trial, è complesso ma l'alternativa è "esitare", e perdere treni. Un peccato: come spiega Luca Pani, tra i protagonisti al webinar EDRA "value based pricing in multi-indication drugs" nelle terapie avanzate oggi ci sono oltre 900 prodotti in sviluppo, di essi 40 entro il 2023 arriveranno alla richiesta di autorizzazione. L'Italia? Il nostro è stato tra i primi paesi al mondo a costruire i registri di prescrizione, per dare il giusto valore a nuovi farmaci appena commercializzati: oggi quei registri risultano determinanti nell'integrare dati di Real Word Evidence a quelli degli studi clinici controllati.
Giorgio Racagni presidente della Società Italiana di Farmacologia spiega come l'approccio RWE sia adottato oggi da agenzie regolatorie nazionali ed internazionali, specie per le Multi-Indication Drugs. SIF ha dedicato al tema un articolo sulla rivista Pharmadvances ed una tavola rotonda, prevista al 14° Forum Nazionale Pharma in programma dal 6 all'8 aprile al Centro Congressi Villa Pamphili a Roma.
«Le applicazioni della Real World Evidence nelle politiche regolatorie - dice Racagni - oggi riguardano l'individuazione di popolazioni target per i nuovi farmaci e di cluster di pazienti eleggibili a terapie rimborsate dalle agenzie del farmaco nazionali. In genere, i nuovi farmaci sono sviluppati per sottopopolazioni con bisogni clinici non soddisfatti, o mutazioni genomiche, ma c'è poca letteratura nell'epidemiologia "drug dependent". Con i dati RWE si possono definire i target da curare con farmaci che disattivano la proteina PCS K9 in cardiologia, quelli delle terapie con cellule Car T in ematologia, quelli per i multitrattamenti oncologici e infine per i farmaci pluri-indicazione». Nel decidere i criteri di accesso ai rimborsi, sottolinea Racagni, «i registri sono arma innovativa e strategica ma finora non sono stati restituiti con regolarità a regioni ed autorità sanitarie nazionali, bisogna far capire che non sono burocrazia ma aiutano a introdurre le terapie innovative». Pani ricorda come i primi compilatori si lamentassero dei 40 minuti a modello, ma come grazie a quei modelli siano state introdotte in Italia logiche di pagamento del produttore in base al risultato tuttora ben funzionanti e replicabili su Car-T, terapie geniche one-shot e farmaci con procedura agnostica per piattaforme di oncologia mutazionale. «I dati "real word" - conclude Racagni - potrebbero risultare essenziali infine nell'implementare l'assistenza di prossimità, la "connected care" prevista nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

«In oncologia con le nuove scoperte siamo passati dai trattamenti dei tumori per tipizzazione istologica agli interventi mirati su mutazioni oncogeniche. Ciò offre nuove conoscenze da approfondire con piattaforme biotecnologiche analitiche», spiega Enrico Mini Dipartimento Health Sciences Oncologo Università di Firenze. «Per mirare le terapie, disponiamo di piattaforme proprietarie in grado di analizzare oltre 500 geni con mutazioni relative, di database di istituzioni oncologiche e farmaceutiche, del deposito OncoKB del Memorial Sloan Kettering Cancer Center certificato FDA che contiene quasi 900 mutazioni cui corrispondono oltre 100 farmaci target. Però, se è vero che ci sono tanti nuovi farmaci nella pratica oncologica, su 330 molecole approvate da FDA dal 2008 al 2020 quelle con nuovo meccanismo d'azione sono una cinquantina. Ben venga farmaco concorrente che abbassi il prezzo del "vecchio" farmaco, ma si deve accelerare sulle nuove terapie, i due terzi delle quali sono farmaci multi-indicazione e richiedono una valutazione attenta del valore nei vari campi applicativi, e un confronto con potenziali concorrenti che nei trial clinici non avviene e che invece nei registri di real world evidence è auspicabile».
Giuseppe Nocentini, Università di Perugia, rappresentante dei farmacologi Sif in Immunologia, spiega che «nelle malattie autoimmuni oggi sappiamo di più sulle indicazioni dei singoli farmaci e possiamo mirare terapie, ma abbiamo bisogno di più dati a lungo termine per meglio conoscere gli sviluppi delle patologie e di individuare meglio le popolazioni target».

Anna Maria De Luca, docente di Pharmacy Drug Sciences all'Università di Bari, sottolinea come nell'insieme dei farmaci per le malattie rare ci siano terapie geniche, approcci di medicina personalizzata, farmaci usati per altre cure con meccanismo d'azione secondario sulla patologia rara. «Servono un modello che tenga conto di come si genera il diverso valore nel diverso percorso, una riflessione sull'epidemiologia della patologia, un percorso diagnostico preciso. E servirebbe implementare, accanto ai registri di prescrizione dei nuovi farmaci, anche i registri che riportano la storia naturale della patologia i quali ci dicono quanto la terapia impatti offrendo indicazioni di appropriatezza prescrittiva». Ultima necessità: fare presto. Come spiega Pani, in Europa nessuno resta indietro, la Spagna ha appena introdotto i registri di prescrizione, negli Stati Uniti c'è un fiorire di ricerche sul tema d parte di molti payers, «soprattutto in tempo di Covid-19 sono tornati molti dati e verranno a breve definiti standard internazionali per i registri. L'Italia deve poter dire la sua».
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