Politica e Sanità

mar122018

Rc, crollano risarcimenti Asl. Gelli: urge decreto per armonizzare sistemi assicurativi regionali

Crollano i risarcimenti delle aziende sanitarie, crescono di poco quelli pagati dai medici. In attesa di vedere gli effetti della legge sulla sicurezza delle cure approvata un anno fa, che ancora attende tre decreti attuativi, la Fnomceo con il segretario Roberto Monaco offre dati ANIA ragionati dalla categoria che rivelano, tra 2010 e 2016, un crollo delle denunce nei confronti delle strutture pubbliche (-77%) e un calo del 41% anche nelle strutture private. Aumentate le denunce per i medici anche se un 2% in sei anni. Nelle regioni che hanno disciplinato l'intervento proprio e dell'azienda sanitaria al posto delle compagnie nel risarcire sono diminuiti anche gli esborsi: settimana scorsa il Consiglio dell'Emilia Romagna ha reso noto che se nel 2010 le assicurazioni sborsavano 40 milioni per danni dei sanitari, adesso si è scesi a circa un terzo di quella somma; per inciso, un 46% delle richieste di risarcimento sono bocciate. Pure le compagnie sono diminuite: quattro -tre straniere e una italiana - hanno in mano il 95% dei premi nel pubblico; c'è invece più "Italia" e ci sono più player nel privato e per i sanitari. Oggi, per evitare il ricorso alla medicina difensiva da parte dei sanitari, la legge "Gelli Bianco" è chiamata a modificare un contesto in cui le denunce ai medici sono in controtendenza e in sofferenza. «Il ricorso all'autoassicurazione è stato variamente regolamentato da aziende e regioni», dice Federico Gelli, relatore della legge alla Camera per il Pd, e medico (direttore sanitario) egli stesso.

«Ora occorre che la legge metta mano ai criteri con cui ci si autoassicura per evitare che un cittadino di una regione si veda bloccato un ricorso che invece "passa" in un'altra regione per via del diverso sistema di copertura. Dico questo senza nulla togliere ai benefici che il Servizio sanitario nazionale ha tratto ricorrendo a formule di auto-copertura, che hanno consentito di calmierare gli esborsi delle strutture». L'autoassicurazione ha dunque avuto un ruolo nell'abbattere i risarcimenti pagati dalle strutture. Gelli ricorda come la legge abbia riequilibrato la situazione difficile per i professionisti, lasciando alle strutture la responsabilità contrattuale con prescrizione decennale dell'azione, e riservando ai camici la responsabilità extracontrattuale così da tutelarli, fatta salva l'azione di rivalsa attivabile dall'azienda per colpa grave, eventualità da cui discende l'obbligo per tutti i sanitari di assicurarsi personalmente. Lo scenario attuale impone di incidere sulle forme scelte dalle regioni per assicurare le strutture.

«Sono in ballo ancora tre decreti attuativi -premette Gelli - ed è possibile che il Ministero dello Sviluppo, dove si discute con le associazioni delle aziende pubbliche e private Fiaso, Federsanità, Aiop, Aris, le compagnie assicurative e l'Ania, li unifichi in un solo decreto». Al di là degli aspetti tecnici attinenti ai contenuti delle polizze (ultrattività, retroattività, entità dei massimali) occorre disciplinare a livello nazionale il ricorso all'autoassicurazione. Spiega Gelli: «La legge 24 offre ai cittadini due vie stragiudiziali per ottenere il risarcimento in tempi brevi qualora se ne accerti il diritto. Una è la conciliazione obbligatoria, l'altra l'azione diretta sull'assicurazione che copre la struttura. Azione che però non è possibile nelle regioni autoassicurate. Ci si starebbe orientando verso forme miste in cui le strutture potranno sia autoassicurarsi per risarcimenti entro un certo massimale, e l'intervento delle assicurazioni tradizionali per somme oltre quel massimale. Dovendo intervenire solo per danni catastrofali, le compagnie potrebbero guardare con accresciuto interesse al mercato. Questi criteri vanno ovviamente disciplinati non dalla singola regione ma a livello nazionale, poiché l'introduzione di massimali diversi nelle varie regioni potrebbe creare disparità di trattamento e potenziali discriminazioni, sia nel mercato assicurativo sia per i cittadini». Gelli conferma che l'iter di discussione del decreto è in fase avanzata. «Spero si passi presto ai tavoli di concertazione con sindacati, regioni, associazioni di categoria. Si tratta di capire se si riesce ad arrivare entro i tempi di sopravvivenza di questo governo».
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