Politica e Sanità

mag92022

Radioattività, l'Aifm risponde ai dubbi dei pazienti. Ecco il documento

L'Associazione Italiana di Fisica Medica (Aifm) ha redatto un documento contenente alcune definizioni, esempi e domande più ricorrenti sul tema "Radiazioni, radioattività e radioprotezione", termini di cui il pubblico spesso non conosce il significato. Il documento ha l'obiettivo di fare chiarezza su un tema che desta preoccupazione e paura tra i pazienti e i non addetti ai lavori, impiegando un linguaggio autorevole e rigoroso ma al tempo stesso di facile comprensione.

Le radiazioni ionizzanti, chiarisce il documento, sono radiazioni in grado di causare, nei materiali attraversati, la ionizzazione degli atomi, ovvero la perdita di uno o più elettroni, che rende l'atomo carico di ioni. Alla ionizzazione segue la formazione di radicali liberi fortemente ossidanti, che sono alla base degli effetti biologici e dei danni che conseguono all'esposizione.

Tra i temi che preoccupano di più i pazienti c'è sicuramente quello di esami e test diagnostici che usano radiazioni e radiofrequenze.
Un esame diagnostico con risonanza magnetica non espone a radiazioni ionizzanti, perché le radiazioni elettromagnetiche impiegate in questo caso non ionizzano. Neppure l'ecografia espone a radiazioni ionizzanti, perché è basata sugli ultrasuoni, che sono onde meccaniche.

Se rx, risonanze e ecografie non comportano rischi, un esame in Medicina Nucleare (PET, scintigrafia) invece, fa diventare temporaneamente radioattivi, perché' il radiofarmaco utilizzato "permane nel corpo del paziente come contaminazione interna per un periodo che può andare da qualche ora a qualche giorno". Durante tale periodo il paziente emette radiazioni che possono esporre le persone che stanno loro vicine e l'ambiente (attraverso sudore, urina), e anche contaminarlo. Per ridurre il rischio, si deve ridurre al minimo il tempo di contatto, aumentare quanto possibile la distanza, o anche interporre delle schermature (anche pareti).

Per rispondere alla domanda se la radioterapia rende radioattivi, bisogna fare una distinzione: quella con fasci esterni, ad esempio per curare il tumore della mammella non rende radioattivi; quella fatta con radiofarmaci, ad esempio per la terapia del carcinoma tiroideo, è una procedura di Medicina Nucleare, e comporta rischi simili per tipologia a un esame di Medicina Nucleare, ma superiori per la quantità di radiofarmaco impiegato.

Anche la contaminazione può essere di due tipi. Va distinta infatti una contaminazione esterna che consiste nella deposizione di nuclei radioattivi su vestiti o pelle (può capitare accidentalmente ad addetti ai lavori) e si risolve con procedimenti di lavaggio; quella 'interna' se consiste nell'introduzione all'interno dell'organismo per inalazione di gas o polveri radioattive o ingestione di cibi o bevande contaminati o attraverso ferite contaminate. Questa occasione è più rara, ma può accadere, in caso di incidenti nucleari o detonazione di ordigni con questo tipo di cariche. In questo caso, naturalmente, è più difficile eliminarla.

Quando si parla di radiazioni, infine, va tenuto conto che tutti siamo continuamente esposti al fondo naturale di radiazioni, o insieme delle radiazioni ionizzanti provenienti da sorgenti presenti in natura sia cosmiche, che, terrestri (emesse dal suolo, variabili da luogo a luogo), e anche da alcuni alimenti.

Le definizioni e le norme citate sono una versione sintetica e divulgativa, una definizione più accurata va ricercata nella letteratura scientifica che viene poi recepita nella normativa (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/08/12/20G00121/sg) sulla radioprotezione, riporta l'Aifm.

L'intero documento dell'Aifm è consultabile al seguente link: https://www.fisicamedica.it/wp-content/uploads/Documenti/I%20temi%20della%20fisica%20medica/Glossario%20Radiazioni.pdf
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