Politica e Sanità

feb82019

Punti nascita, Aogoi: attenzione a non transigere sulla sicurezza

Una riflessione sulla rimodulazione della rete dei punti nascita all'interno del Patto per la Salute. A proporla il ministro della Salute Giulia Grillo in una nota che ha visto la pronta replica dell'Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani «Non si tratta di una critica - precisa la presidente Aogoi Elsa Viora - anche perché le dichiarazioni del ministro sono state molto generiche, ma ci è parso opportuno mettere le mani avanti perché non vorremmo trovarci di fronte a scelte che fossero in qualche modo legate a logiche elettorali. Le riflessioni sono certamente benvenute, ma ci auguriamo che portino a continuare sulla strada che abbiamo intrapreso e magari a migliorarla, mettendo al primo posto la sicurezza delle mamme e dei bambini».

Le scelte che hanno determinato il percorso che sta compiendo il settore ostetrico-ginecologico sono state compiute diversi anni fa: «già nel 2010 - ricorda Viora - avevamo definito dei criteri minimi di sicurezza e l'avevamo fatto sulla base dei dati italiani; si era visto gli esiti materni e neonatali peggiori si verificavano in certe situazioni, in cui l'organizzazione e il personale non erano sufficienti e questo avveniva in particolare nei punti nascita con un basso numero di parti. È invece necessario che in ogni struttura operi un'équipe ostetrica al completo, presente 24 ore su 24». A garantire un monitoraggio adeguato è il Comitato Percorso nascita nazionale che, sempre dal 2010, continua a rilevare appropriatezza, sicurezza e qualità dell'intero percorso nascita e, secondo Aogoi, fornisce tutti i dati necessari per qualsivoglia "riflessione".

«In questi ultimi anni - commenta Viora - è stato fatto molto, ma purtroppo in alcuni casi ci sono stati delle criticità, in seguito a iniziative prese da singole Regioni. In Italia abbiamo i Servizi sanitari regionali ed esistono realtà molto diversificate, ma è importante che si mantenga il ruolo delle istituzioni nazionali, come ministero della Salute, Agenas e Aifa, e anche delle Società scientifiche: agli organismi centrali spetta il compito di dare degli indirizzi minimi a cui poi le Regioni devono adeguarsi, altrimenti si corre il rischio di tornare indietro».
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