Politica e Sanità

mag182017

Pubblico impiego, sindacati: no all'ennesimo taglio mirato delle risorse contrattuali

I medici, i veterinari e i dirigenti sanitari del Ssn fanno appello alla coerenza del Presidente del Consiglio, alla sensibilità sociale delle Ministre, della Funzione pubblica e della Salute, per evitare di gravemente compromettere la funzionalità del Servizio Sanitario Nazionale nonché l'iter dei rinnovi contrattuali, da tutti auspicati dopo un blocco durato 8 anni. Un comportamento contrario ha il solo significato di una grave ostilità nei confronti dei medici e dei dirigenti sanitari della sanità pubblica». Così una nota dell'Intersindacale medica si rivolge alle istituzioni in una nota, alla vigilia del pre-consiglio dei Ministri che prenderà in esame il testo della riforma del pubblico impiego, destinato ad essere approvato entro il 27 maggio.

«Un testo» sottolinea la nota «del quale i medici, i veterinari e i dirigenti sanitari, attraverso le loro organizzazioni sindacali compatte, ma anche le Confederazioni, hanno fortemente chiesto modifiche perché contenente l'ennesimo scippo alle loro retribuzioni, presenti e future. Con comunicati, lettere, audizioni parlamentari, assemblee, sit-in, l'ultimo dei quali proprio sotto le finestre del Ministro Madia, abbiamo sostenuto le nostre proposte. In particolare» continua la nota «abbiamo chiesto di esonerare dall'applicazione dei commi 1 e 2 dell'articolo 23 il personale del servizio sanitario nazionale, in virtù della specificità, e gravosità, di un lavoro svolto a tutela di un bene costituzionalmente protetto. Una richiesta a costo zero per le casse dello Stato che nemmeno guadagnerebbe un euro dalla sua bocciatura. Il comma 2 dell'articolo 23, dopo anni di decurtazione continua che ha sottratto al tavolo contrattuale risorse per 650 milioni di euro, congela al 2016, di fatto li taglia, i fondi aziendali accessori.

Necessari per la valorizzazione del merito, per la costruzione delle carriere professionali, per la remunerazione delle attività disagiate (reperibilità, lavoro notturno e festivo, straordinari) in crescita per il blocco del turnover. Perdurando la latitanza del rinnovo del CCNL, dopo 8 anni, malgrado una sentenza di illegittimità costituzionale ed annunci a getto continuo, in presenza di un finanziamento subito definito "simbolico" dall'ex Presidente del Consiglio, e rimasto per ora tale, è inaccettabile tagliare le risorse accessorie, figlie dei vecchi contratti della dirigenza medica e sanitaria. Che rappresenta, il governo non può non saperlo, la stragrande maggioranza della dirigenza del pubblico impiego. Né è giustificabile la discriminazione nei confronti dei precari della sanità, e della ricerca in particolare, esclusi dai provvedimenti di stabilizzazione previsti» conclude la nota.
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