Politica e Sanità

lug32022

Professionisti sanitari, da medici a farmacisti ecco i fabbisogni nel post pandemia

E' pronto lo schema di accordo tra governo e regioni. Per l'anno accademico 2022-23 il Paese immatricolerà a Medicina 16354 medici. Lo dicono governo e regioni mentre la Federazione degli Ordini ha espresso un numero più basso, 11 mila, dovuto al fatto che fra 6 anni quando questi medici si laureeranno il grosso della riforma sanitaria sottesa dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà a regime e gli esodi di medici in età pensionabile che in questa fase imperversano saranno riassorbiti. Governo e regioni chiedono anche 1741 odontoiatri e 1212 veterinari; per il 2021-22 era stato previsto un fabbisogno di 14.332 aspiranti medici da laureare, 2 mila in meno, 1722 odontoiatri (quasi identico), e 1007 veterinari, per la prevenzione ne servirà qualcuno in più. La richiesta sugli infermieri è di 24352 unità per Governo e Regioni e ben 29064 da parte di Fnopi, ma bisogna valutare anche la disponibilità degli atenei: nel 2021-22 le università avevano attivato poco più di 17 mila posti, a fronte di 23.498 stimati comefabbisogno. Tra le altre professioni sanitarie, ci vogliono anche 1077 ostetriche e 268 infermieri pediatrici. E segnaliamo un boom (+33%) dei fisioterapisti, da 2105 a 2850, degli ortottisti, da 206 a 301, degli educatori professionali (da 1086 a 1716) e dei farmacisti (da 448 a 600) con aumenti più contenuti per tecnici di laboratorio (da 1086 de 2021-22 a 1368), di radiologia (da 978 a circa 1100), e podologi (circa 200 da 185). Invece sui psicologi c'è un contrasto tra il fabbisogno zero indicato da governo ed ordine e ricerca di ben 590 figure da parte delle regioni; più o meno stabili le altre figure con i biologi che aumentano da 643 a 670 ed i chimici per i quali lo stato, dai 186 immatricolati di un anno fa, ora ne cerca 348 (e 132 fisici, 24 in più del 2021).

Ci soffermiamo ora sui farmacisti. Il fabbisogno aumentato del 33% e dettato dal governo è allineato non alla richiesta delle regioni, ma all'indicazione della Federazione degli ordini. La vera singolarità, è che la Federazione fino al 2018-19 chiedeva un fabbisogno zero temendo in prospettiva periodi di disoccupazione per la categoria dopo anni di laureati in eccedenza in Farmacia e Chimica e Tecnologia Farmaceutiche. Il segretario Fofi Maurizio Pace però spiega come dapprima il concorsone indetto dal governo Monti nel 2011 e quindi l'emergenza pandemica abbiano ribaltato la situazione. «A fine decennio si sono manifestate le conseguenze delle liberalizzazioni. Il concorso per creare 2 mila nuove farmacie territoriali, sulla base del nuovo rapporto pari ad una farmacia ogni 3300 abitanti, e la possibilità di concorrere in associazione hanno fatto in modo che si aggiungessero 2 mila sedi a quelle già aperte, con circa 6 mila nuovi occupati. Chi aveva trovato chance in altre situazioni lavorative, ha potuto mettersi in proprio o lavorare da dipendente nella farmacia territoriale lasciando il posto a chi aveva un lavoro precario. Le sacche di disoccupazione, presenti soprattutto al Sud, sono state riassorbite. Con il Covid-19 poi è cambiato il carico di lavoro. E le farmacie hanno fatto una scommessa. Al corso dell'Istituto superiore di sanità per formarsi sulle vaccinazioni hanno aderito 55 mila iscritti su 100 mila. Abbiamo poi svolto un lavoro enorme sui tamponi rapidi, e abbiamo garantito la distribuzione, anche a casa, di farmaci e ossigeno ai malati Covid. La grande mole di lavoro ha richiesto assunzioni, e in un attimo ci siamo ritrovati nella difficoltà di reperire personale». L'aumento a 600 unità, verosimilmente operative tra 2027 e 2028, appare più legato al successo della farmacia territoriale che alla riforma della sanità "extraospedaliera" (nuovo DM77) ed all'avvio di nuove strutture, case ed ospedali di comunità. «La proporzione di una casa di comunità ogni 50 mila abitanti è inutile in comprensori molto vasti, come la provincia di Agrigento, dove lavoro, e dove ci sono solo tre comuni di quella dimensione oltre al capoluogo, tutto il resto è sparso su chilometri e chilometri di campagna e costa. Al Sud come al Nord il paziente in queste condizioni "geografiche" ha bisogno di essere preso in carico da professionisti sanitari a lui vicini. La farmacia come front-office è indispensabile e credo lo sia anche il medico di famiglia o il pediatra sotto casa. Beninteso, serve tanta informatizzazione e che tutti noi si possa lavorare su un fascicolo sanitario elettronico nazionale, interoperabile, completo di dossier farmaceutico inclusivo di tutte le terapie seguite dal paziente, anche quelle non coperte dal Ssn. Anche la distribuzione per conto va potenziata così che i pazienti cronici e in Adi dispongano subito dei farmaci di cui hanno bisogno».
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