Politica e Sanità

ago32018

Procreazione medicalmente assistita compie 40 anni. Il punto sulle tecniche

Giunta al suo quarantesimo compleanno, la procreazione medicalmente assistita (Pma) fa riscontrare un successo crescente: solo in Italia, negli ultimi dieci anni sono stati circa 100mila i bimbi nati grazie all'applicazione di questa tecnica.

Il ricorso sempre maggiore alla Pma è dovuta al miglioramento delle tecniche e, come spiega Vito Trojano, vicepresidente nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), anche al fatto che il desiderio di genitorialità si è spostato in avanti nel tempo: «Le coppie che decidono di affrontare una gravidanza in età avanzata sono sempre più numerose; un paio di decenni fa parlavamo di primiparità attempata quando la donna superava i 30 anni, poi i 35 e oggi dobbiamo riferire questa definizione a chi supera i 40 anni».

Anche la relativamente bassa probabilità di riuscita della pma, che è ancora inferiore al 50%, «è proprio dovuta al fatto che ci si spinge più avanti nell'età materna, quando la qualità degli ovociti è inferiore».

In realtà, le possibilità sono progressivamente aumentate e Trojano ricorda in particolare che «la diagnosi precoce in oncologia ha permesso di affrontare molte situazioni oncologiche in donne in età fertile e oggi, grazie alla conservazione dei gameti e del tessuto ovarico, coloro che, sempre più spesso, superano brillantemente queste problematiche possono tornare anche a procreare».

Ulteriori miglioramenti si potrebbero ottenere con una maggiore attenzione ai problemi di infertilità del maschio, che raramente si rivolge allo specialista per risolverli, nonostante le possibilità di prevenzione e le terapie oggi disponibili. Il presidente Sia Alessandro Palmieri ricorda che «l'infertilità maschile è raddoppiata negli ultimi 30 anni e il fattore maschile è sovrapponibile a quello femminile, tanto che si stimano circa 2 milioni di italiani ipo-fertili».

Con il successo della pma, l'esigenza di una regolamentazione generalizzata è diventata sempre più forte e Trojano ricorda il risultato ottenuto dallo scorso governo che, attraverso l'istituzione di un tavolo tecnico, ha varato il Piano nazionale fertilità. Ciò che va considerato è che i centri privati sono cresciuti molto, ma forse meno quelli pubblici, come rileva il vicepresidente Sigo: «Io ritengo che tutte le banche di tessuto e di ovociti debbano essere pubbliche, per dare garanzia e regolamentazione a questa tecnica; i centri privati non devono sostituire il ma integrare il sistema pubblico, deputato a organizzare, gestire e controllare le banche dei tessuti».


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