Politica e Sanità

mag222022

Pnrr, nasce osservatorio su cure di prossimità per integrare medici e farmacisti

Per la riforma della medicina territoriale, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza stanzia 7 miliardi di euro che serviranno a costruire entro il 2026 case ed ospedali di comunità, centrali ospedaliero territoriali, e percorsi di assistenza domiciliare. Ma ci sarà solo un miliardo l'anno - e dal 2026, non ora - per acquisire ed amalgamare il personale delle nuove strutture. Inoltre, il decreto sugli standard della futura assistenza territoriale, il "DM71", non prevedeva all'inizio i farmacisti, che pure sono disseminati sul territorio come i medici di famiglia. Per integrare le tre figure indispensabili, oltre ai pediatri e ad altri professionisti del territorio di cui via via affiorerà il bisogno, serve indagare anche cosa chiedono i cittadini. Nasce così un Osservatorio sulle cure di prossimità, iniziativa promossa da Fondazione Cannavò, Federazione degli Ordini dei Farmacisti-Fofi ed Edra con i supporti di Federfarma, Fnomceo, Fimmg, Società italiana farmacia ospedaliera, Assofarm, Fenagifar e Cittadinanzattiva oltre che di Università Bocconi. L'osservatorio, con l'annuncio di una prima serie di questionari per valutare le posizioni di professionisti ed italiani sull'andamento dei servizi di prossimità, è stato presentato dalla stessa Fondazione Cannavò guidata da Luigi D'Ambrosio Lettieri, parlamentare nella precedente legislatura ed autore con Nerina Dirindin di un'indagine sulla sostenibilità del Servizio Sanitario. I farmacisti intendono registrare con i medici di famiglia la voce dei cittadini per capire i bisogni sul territorio e le risposte da dare. Ad aiutarli, anche Erika Mallarini, che dirige l'osservatorio sui consumi privati di SDA Bocconi e spiega: «Il nuovo Osservatorio in realtà non nasce per individuare bisogni che sono già chiari, ma per suscitare cambiamenti, senza i quali - per assurdo - anche investire in telemedicina potrebbe non aiutare a liberare i pronto soccorso dai pazienti non urgenti. Noi abbiamo un problema di integrazione e multidisciplinarità: l'Osservatorio, che tenderà ad includere davvero tutti gli attori (ad esempio le strutture che si occupano di assistenza sociosanitaria), valuterà con i diversi player ciò che funziona e ciò che non va».

«Dai cittadini al Ssn vengono richieste focalizzate su criticità nell'accesso ai servizi e nell'erogazione dell'assistenza territoriale», spiega Anna Lisa Mandorino Segretario generale di Cittadinanzattiva. Che ricorda come Case ed ospedali di comunità ed Adi estesale avremo fra 3-4 anni e intanto persistono disparità, lunghe liste d'attesa, abbandono delle cure, e diminuisce la vita media in alcune aree d'Italia. I farmacisti rappresentati da D'Ambrosio Lettieri, Giancarlo Zorgno della Commissione Nazionale ECM, Alfredo Procaccini numero due Federfarma, Venanzio Gizzi (Utifar), Carolina Carosio (Fenagifar) ed Andrea Cavaliere presidente degli ospedalieri Sifo, insistono su due punti chiave: i servizi della farmacia sono una conquista indiscutibile del dopo-Covid: la professione ha bisogno di una formazione che punti sui servizi, la loro articolazione, la loro organizzazione, partendo dalle istanze che l'Osservatorio identificherà. Ma attenzione, i servizi non si possono disegnare senza il consenso dei 50 mila medici di famiglia, protagonisti dell'assistenza territoriale che - ricorda D'Ambrosio Lettieri -sono stati espropriati della prescrizione di farmaci territoriali, ultimi gli antivirali su cui si è rimediato, al pari di come i farmacisti sono stati espropriati della possibilità di erogare sotto casa dei pazienti medicinali in distribuzione diretta e per conto. Il territorio va aiutato, ribadisce Pierluigi Bartoletti, numero due Fimmg e membro del comitato scientifico della Fondazione Cannavò. «La pandemia ha messo a nudo le carenze d'integrazione fra territorio ed ospedale ed è un po' la scoperta dell'acqua calda; partiamo da anni di tagli drastici ai letti ospedalieri, da una cattiva programmazione del fabbisogno di medici, queste cose non vanno dimenticate. Molti attori si propongono nello scenario, ma al 2026 -dopodomani- dovremo essere pronti a partire. Tutte le categorie si sono impegnate durante la pandemia, ma ora serve integrarsi per dare un servizio migliore al cittadino, tenendo conto che non tutti gli operatori sono uguali, qualcuno si adatta meglio di qualcun altro. L'Osservatorio ci darà indicatori utili a infondere cultura e motivazione».

Bartoletti vede una obiettiva carenza di vocazioni tra i giovani, «e va considerato che i medici ed infermieri formati per il Ssn non li avremo oggi ma a fine percorso nel 2026. In ogni regione ci sono esperienze diverse, ma se definiamo che farmacia dei servizi e medicina generale devono essere livello d'accesso ai servizi il livello va uniformato da Nord a Sud, e a valle dei problemi evidenziati dall'Osservatorio servirà formulare proposte». Marcella Marletta, già dirigente del Ministero della Salute ed oggi coordinatrice del comitato scientifico della Fondazione Cannavò spiega come il PNRR - media di 124 miliardi di Fondo sanitario annuale e 20 di fondi europei - offra armi per superare il sottofinanziamento cronico degli ultimi anni nel Ssn. «I fondi sono stati assegnati e ora va controllato se si stanno concretizzando i servizi che erano stati annunciati dagli assegnatari, servizi che dovrebbero trasformarsi in comportamenti virtuosi, sui quali a sua volta l'Osservatorio sarà preposto a monitorare le attitudini degli attori del servizio sanitario e dei pazienti».
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