Politica e Sanità

feb152021

Passaporto vaccinale europeo, dalla Spagna alla Germania le posizioni dei Paesi Ue

Portogallo, Spagna, Grecia e Malta spingono per un sistema che permetta di viaggiare senza tamponi e quarantene fra gli Stati europei. Nettamente contrari ad un passaporto vaccinale europeo: Francia, Germania e Belgio. Vicini all'introduzione del "corona-pass" anche Danimarca e Svezia che intendono utilizzarlo non soltanto per viaggiare ma anche a livello locale per ristoranti, concerti ed eventi culturali in genere. Per il presidente del Consiglio europeo Charles Michel il dibattito è pertinente ma prematuro e la Commissione apre, ma con cautela.

In questa partita fra Stati non mancano gli interessi degli attori privati e le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali. Da un lato l'associazione internazionale delle compagnie aeree (Iata) chiede al più presto il certificato per tornare a numeri cospicui di passeggeri, dall'altro l'Oms sconsiglia di adottarlo. Ancora senza una posizione definita è l'Italia con il commissario all'emergenza Covid19 Domenico Arcuri che definisce con cautela «non una cattiva idea». Per il ministro della Salute francese, Olivier Veran, è ancora troppo presto. «Non sono stati tutti vaccinati e non sappiamo se il vaccino impedisca il contagi», ha detto invitando a riprendere la discussione in Europa «tra qualche mese». La ministra degli Esteri e vicepremier belga Sophie Wilme's ha parlato del rischio «discriminazione» dal momento che non c'è «accesso universale ai vaccini». La Francia solleva un'altra questione: il vaccino è una libera scelta e introdurre dei privilegi per chi decide di sottoporsi all'iniezione creerebbe delle disparità. La Germania non intende autorizzare a livello statale l'alleggerimento o l'annullamento delle sanzioni per chi possiede un 'corona-pass' ma non lo esclude nel settore privato. «Se un ristoratore vuole proporre un'offerta ai possessori di un passaporto vaccinale non possiamo impedirglielo», ha dichiarato la ministra della Giustizia, Christine Lambrecht. L'Oms, pur essendo al lavoro per introdurre un certificato riconosciuto a livello internazionale, è molto cauta sulla possibilità di trasformarlo in un passaporto che consenta di viaggiare senza restrizioni.
Nel frattempo, le campagne di vaccinazione contro il coronavirus proseguono in attesa di una vera accelerata con l'arrivo più massiccio di dosi. Ci sono governatori, come quello del Veneto Zaia, che insiste sulla volontà di comprare vaccini all'estero. «I negoziati paralleli con le aziende con cui la Commissione europea ha contratti di pre-acquisto non sono in linea con la nostra strategia - la puntualizzazione dell'Ue - Per vaccini prodotti da altre aziende, Regioni o Stati membri possono concludere i contratti». «Le Regioni sono autorizzate a comprare farmaci anche in paesi stranieri - la replica del governatore -. Non c'è nessuna legge che vieti l'acquisto; ovviamente dev'essere autorizzato, in questo caso dal ministero della Sanità».

In America, intanto, Joe Biden prova a spingere sull'acceleratore per i vaccini contro il Covid. Il presidente americano annuncia di aver formalizzato l'acquisto di ulteriori 200 milioni di dosi, di cui 100 milioni da Pfizer e 100 milioni da Moderna. Con il nuovo ordine «entro luglio» gli Stati Uniti dovrebbero avere abbastanza dosi per vaccinare 300 milioni di americani. L'annuncio è accompagnato da parole dure nei confronti di Donald Trump. Il piano per le vaccinazioni ereditato era in una situazione «molto peggiore delle attese. Gli scienziati hanno fatto il loro lavoro per un vaccino in tempi record, il mio predecessore non ha fatto il suo lavoro nel prepararsi alla grande sfida della vaccinazione di milioni di persone», dice Biden nel corso di una visita al National Institute of health, lamentando il fatto che Trump non avesse ordinato abbastanza vaccini. «Non sarà tutto risolto a breve, ma lo risolveremo», aggiunge Biden riferendosi alle attuali difficoltà del piano di vaccinazione, alle prese con scorte limitate a fronte di una forte domanda. Chiedendo pazienza agli americani, il presidente si mostra anche cautamente ottimista e prevede che gli Stati Uniti potrebbero superare l'obiettivo delle 100 milioni di dosi nei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca. Le operazioni di vaccinazione continuano in tutti gli Usa a rilento per la mancanza di dosi. I maxi centri allestiti in tutta America viaggiano a velocità ridotta. In California uno è stato chiuso, nello stato di New York uno dei maggiori somministra solo qualche centinaio di vaccini al giorno per avendo la capacità di migliaia di inoculazioni.
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