Politica e Sanità

lug112018

Ospedali di comunità, ecco i compiti per medici e infermieri. Si apre la questione assistenza notturna

D'accordo, il paziente dell'ospedale di comunità ha bisogno nelle 24 ore dell'infermiere e non del medico ma in caso di emergenza notturna l'attuale progetto prevede l'accesso del medico del 118 o di continuità assistenziale dall'esterno, e con un'eventuale riforma che portasse la continuità assistenziale solo nel "giorno" (H16) lasciando tra le 24 e le 8 del mattino le ambulanze del 118-emergenza, ci potrebbero essere meno medici pronti ad intervenire in queste strutture. È il pensiero di Carlo Palermo nuovo segretario Anaao Assomed sul progetto governativo per gli ospedali di comunità che, girato dal ministero della Salute alla conferenza stato-regioni, prevede presidi con reparti di 15-20 letti (ricavati anche da strutture dismesse) con medici responsabili dal punto di vista igienico organizzativo, un responsabile clinico sempre medico e un infermiere responsabile del reparto.

Il servizio infermieristico e assistenziale è previsto sulle 24 ore, quello del medico no. Nell'ultima versione si legge che gli Odc ospiteranno non più pazienti con patologie croniche e croniche riacutizzate ma pazienti con patologia acuta minore che non necessitino ricovero in ospedale -oltre che cronici riacutizzati con prognosi a risoluzione nel giro di 15-20 giorni per i quali va completato il processo di stabilizzazione. Si tratta in ogni caso di pazienti con diagnosi definita, necessitanti interventi sanitari a bassa intensità e nel contempo di sorveglianza infermieristica continuativa non erogabile a casa. Gli ospedalieri Anaao Assomed plaudono alla misura: l'Ospedale di comunità si pone, conferma Palermo, come «struttura di ricovero breve nell'ambito dell'assistenza territoriale. Giudichiamo molto positivamente il fatto che vada al medico la responsabilitaÌ clinica e organizzativa, mentre eÌ in capo all'infermiere la responsabilitaÌ assistenziale e gestionale».

Tuttavia 24 ore sono tante e nel loro arco possono verificarsi criticità. La bozza prevede in caso di "necessità" l'attivazione del responsabile clinico della struttura e del medico di continuità assistenziale esterno nelle ore non coperte, in caso di "emergenza" l'attivazione del 118. Di fatto, «è prevista l'assistenza notturna solo da parte degli infermieri, mentre la presenza del medico non eÌ al momento contemplata. CioÌ potrebbe fare insorgere problemi legati a casi di emergenza di notte, a fronte dei quali si renderebbe comunque necessario un accesso al Pronto soccorso, non essendo disponibile la figura del medico anche in orario notturno». Il problema per Palermo va considerato «anche alla luce del depotenziamento della Guardia medica notturna che si verraÌ a determinare quando diverraÌ effettiva l'operativitaÌ h16 anzicheÌ h24 dei presidi territoriali».

Nell'ultima bozza ministeriale si confermano alcuni concetti: l'Odc potrà essere pubblico o privato accreditato; non va confuso con Rsa, hospice ed altre residenze per disabili anche se può ospitare pazienti con deficit cognitivi in moduli ad hoc; vi può essere ammesso un paziente indirizzato dal territorio o dimesso da ospedale o pronto soccorso o casa protetta-residenza sociosanitaria assistenziale. Si legge inoltre che per i pazienti di tutta la struttura se prima era responsabile un generico medico dell'aggregazione dei Mmg, ora è il medico "di fiducia" del paziente ricoverato, anche per il tramite dell'aggregazione funzionale, o in alternativa il medico operante stabilmente della struttura, che solo nel pubblico può essere un dipendente. Confermati i requisiti strutturali: area accoglienza con sala d'attesa ed almeno due servizi di cui uno per disabili; camere singole di minimo 12 mq o doppie di minimo 18 mq, un servizio a camera, o uno fino a ogni quattro letti, nel secondo caso in comune tra due stanze e da entrambe accessibili; una stanza del caregiver in ogni modulo, da minimo 16 mq. Non è più obbligatorio però il locale per i medici e pur di riattare le strutture dismesse si può tollerare un 20% in meno sia come numero di locali sia come metratura.
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