Politica e Sanità

nov82018

Ortopedia, fratture anziani e instabilità articolare al centro del congresso Siot

È l'appuntamento più importante per gli ortopedici e traumatologi del nostro Paese: il 103esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot) dal 9 al 12 novembre riunirà a Bari circa 3mila specialisti italiani e stranieri, che si confronteranno su due temi molto ampi.

Il primo, come spiega il presidente Siot Giuseppe Sessa, è quello delle instabilità articolari, «che riguardano praticamente tutti, dal giovane all'anziano, e sono ovviamente dovute, nella maggior parte dei casi, a cause traumatiche, ma purtroppo fanno anche capolino dopo l'intervento di impianti protesici come complicanze, sia nell'anca che nel ginocchio che nella spalla». Come sempre accade, al Congresso Nazionale Siot si andrà molto a fondo del problema e quindi si parlerà dell'arto superiore, di quello inferiore e del rachide perché l'instabilità coinvolge ogni articolazione e ogni segmento.

«Il secondo argomento riguarda le fratture tipiche dell'anziano - dice Sessa - ed è fortemente attuale perché si tratta di una fascia di popolazione che aumenta ogni giorno. Le tre grandi fratture tipiche dell'anziano sono quelle del rachide lombare e dorsale, del polso e del collo del femore; quest'ultima è certamente la più grave perché spesso si accompagna a esiti invalidanti e talvolta infausti, anche perché il soggetto anziano generalmente presenta tante comorbilità, dal diabete, alle cardiopatie, alle insufficienze renali, alla demenza. In particolare, oggi capita spesso di operare gli over 80, i cosiddetti grandi anziani, e non è neppure raro trovarci di fronte a pazienti over100: non operarli significherebbe certamente condannarli a un decesso, mentre oggi l'intervento nella gran parte dei casi riesce a salvare il paziente e a permettergli di tornare alle attività di prima». Come si vede, entrambi i temi hanno una grande valenza sia ortopedica che traumatologica, e nel congresso barese se ne tratteranno tutti gli aspetti, dall'epidemiologia alla fisiopatologia, dalla diagnosi alle indicazioni terapeutica; attraverso gli approfondimenti e le relazioni si arriverà a creare percorsi formativi destinati a tradursi in linee guida per gli ortopedici. «Con la Legge Gelli - ricorda Sessa - la produzione di linee guida è affidata solo alle società scientifiche accreditate al ministero; ai fini della nostra professione, e in particolare per la nostra specialità, si tratta di un'attività indispensabile, solo in presenza di linee guida si potrà in molti casi mettersi al riparo da questioni medico legali che altrimenti finirebbero per impegnarci costantemente. Penso quindi che, in considerazione di tutto ciò che sarà discusso nel Congresso, si potranno elaborare delle linee guida specifiche».
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