Politica e Sanità

apr32022

Oncologia, il ruolo dei team multidisciplinari: un progresso che ha le sue regole

I team multidisciplinari in oncologia possono rappresentare un significativo passo in avanti nella cura dei pazienti. Lo sottolinea nell'ultimo numero di Onconews Americo Cicchetti,Direttore Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) e Ordinario di Organizzazione Aziendale, Facoltà di EconomiaUniversità Cattolica del Sacro Cuore - Roma. Ecco il suo intervento.

"Di team multidisciplinari si parla molto, da qualche anno a questa parte. Soprattutto in alcuni ambiti quali l'oncologia, essi hanno infatti rappresentato - e continuano a rappresentare - un significativo passo in avanti nella cura dei pazienti, da diversi punti di vista.
Ma non sempre, quando se ne parla, si tengono presenti alcune caratteristiche fondamentali. E non sempre si parte dall'elemento di base da essi cui traggono la loro importanza: sono componenti a sé stanti della cura, e non mero supporto e strumento di efficientamento per la gestione dei pazienti, e come tali possono contribuire alla guarigione con dignità analoga a quella di altri fattori quali le terapie mediche. Diversi studi hanno infatti ormai dimostrato, al di là di ogni dubbio, il valore intrinseco dei team multidisciplinari, purché organizzati in modo adeguato.
Per comprendere meglio quali siano, ancora oggi, gli elementi che possono compromettere l'efficacia del lavoro in squadra, è bene innanzitutto ricordarne l'obbiettivo: far giungere al paziente tutte le competenze di cui ha bisogno nel momento giusto, e secondo le modalità più consone.
L'efficacia di un team multidisciplinare può essere ricondotta a due elementi: la sua composizione e le modalità del suo funzionamento.
Del team devono far parte, infatti, figure molto diverse, da quelle più prettamente oncologiche come l'oncologo medico, il chirurgo e il radioterapista a quelle più legate alla fase diagnostica come il radiologo o l'anatomopatologo, ma anche quelle che si occupano delle terapie di supporto per esempio riabilitative o nutrizionali, oltre a chi si prende cura degli aspetti emozionali e psicologici, fino agli infermieri specializzati. Anche solo prendendo in considerazione la composizione del team, ben si comprende come, ai fini di un funzionamento ottimale, è necessario definire chi deve farne parte, e in che posizione per così dire gerarchica, in modo da coordinare al meglio il lavoro. Inoltre, anche quando i professionisti si trovano tutti nella stessa struttura, e organizzare la loro copresenza è dunque possibile (anche se mai semplice), è indispensabile, quasi sempre, che il team si relazioni con specialisti esterni quali i medici di riferimento per le altre patologie del malato: una situazione che, con l'allungamento della vita media e l'incremento di pazienti anziani a esso associato, è sempre più frequente. Tutti devono quindi avere ruoli definiti, ed essere messi nelle condizioni di gestire al meglio la propria attività grazie a una programmazione efficiente degli incontri, fino a costituire una vera e propria rete di secondo livello, senza soluzione di continuità tra il centro oncologico e i medici esterni.

A sua volta, però, questa rete richiede un'organizzazione specifica, al cui funzionamento deve provvedere una persona dedicata.
Probabilmente questo è uno degli aspetti che, a oggi, presentano maggiori criticità: è del tutto cruciale che vi sia qualcuno, all'interno del team, che raccoglie tutti i dati per l'istruttoria del caso, per presentare ai diversi specialisti un quadro esaustivo del paziente, al fine di evitare ripetizioni o di perdere informazioni preziose, e che coordini l'attività dei professionisti interni ed esterni in un percorso armonico e razionale. Ma questo tipo di figure non è previsto esplicitamente negli organici. E ciò significa che oggi i team incaricano un membro dello staff (quasi sempre un infermiere specializzato), quando ne hanno la possibilità, sottraendo risorse ad altri ambiti. Non solo: anche se l'esperienza e, a volte, i master gestionali possono far ottenere le competenze necessarie, è evidente che la mancanza di un iter formativo standardizzato e riconosciuto espone a rischi di lacune e insufficienze, fosse anche solo dal punto di vista relazionale, dal momento che chi coordina deve interagire con molte e diverse figure, a volte gerarchicamente più in alto di lui o lei.

Per migliorare decisamente i team multidisciplinari, basterebbe probabilmente introdurre regole chiare come quelle che potrebbero esserci qualora fossero inseriti nei LEA. La definizione normativa, per ora, esiste solo nelle Breast Unit: un modello che dovrebbe essere esteso a tutti i percorsi di cura in ambito oncológico.
Infine, qualunque programmazione deve avere la massima considerazione per tutto ciò che riguarda la comunicazione con il paziente. Esiste infatti il rischio di una spersonalizzazione, perché quest'ultimo, avendo a che fare con più specialisti, può sentirsi confuso, non preso in carico dal "suo" medico. Al contrario, è cruciale che si trasmetta al paziente il valore aggiunto del lavoro multidisciplinare, delegando la comunicazione a una sola figura.
I team multidisciplinari, insieme ai PDTA e alla logica di rete, sono fondamentali per una gestione moderna ed efficace dei pazienti oncologici. Ma è necessario ancora compiere diversi passi per ottimizzarli e incrementarne la diffusione secondo regole omogenee e basate sulle prove di efficacia".
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