Politica e Sanità

ago32021

Oncologia, Cavanna (Cipomo): Necessario dare una risposta innovativa ai nuovi bisogni dei malati

«I malati oncologici sono sempre di più perché, per fortuna, vivono più a lungo. Aumenta, quindi, la prevalenza ed emergono nuovi bisogni. È giusto capire quali sono i nuovi bisogni di questi pazienti e dare loro una risposta». Parla così, a Doctor33, Luigi Cavanna, direttore dipartimento oncologia-ematologia Asl Piacenza, e presidente Cipomo (Collegio italiano primari oncologia medica ospedaliera), analizzando i cambiamenti necessari per il settore oncologico, dopo una pandemia che ha penalizzato molti aspetti di questa branchia medica e ha creato nuove necessità.

Cavanna, infatti, parla dell'importanza della medicina di prossimità, bisogna «portare l'oncologia sul territorio» e cercare «di curare i pazienti non solo nei centri capoluogo di provincia e nei grandi poli ospedalieri». «Bisogna fare in modo di dare una risposta innovativa a quelli che sono i nuovi bisogni dei malati oncologici», aggiunge l'esperto. Ad aiutare l'oncologo ad essere più prossimo e vicino al paziente oncologico, risulta sicuramente «d'aiuto la telemedicina e la digitalizzazione», sostiene Cavanna. «Un parte dell'attività potrebbe essere fatta con la tecnologia digitale e con le nuove tecnologie di cui la telemedicina ne farà parte. Dobbiamo sviluppare un nuovo sistema che dia una risposta veramente efficace alla gente - spiega - e che il paziente si senta preso in carico e curato in base ai propri bisogna. Il malato oncologico chiaramente è un malato con una patologia importante ma noi, inteso come Sistema sanitario, Ministero e regioni, dobbiamo garantire anche una vita, oltre al tumore, altrimenti la persona non vive più, trascorre il proprio tempo in ospedale», osserva l'oncologo.
Tra le priorità d'investimento, c'è il bisogno «di capire, con un'analisi fatta in tempi brevi, i nuovi bisogni dei malati perché quello del settore oncologico può essere anche un modello per altre patologie secondarie». Ad esempio, «se il paziente con sospetto tumore tarda ad essere preso in carico e non ha un percorso ben definito e rodato con delle facilitazioni, rischia di arrivare tardivamente alla diagnosi, significa che la malattia può essere avanzata e quindi non più guaribile. È chiaro che non si riesce a soddisfare ogni bisogno, ma l'oncologia possiamo dire che ha inventato la prevenzione con gli screening, che poi sono stati applicati per altre patologie, l'oncologia si è occupata del fine vita dei pazienti, gli hospice, non a caso, sono nati in ambito oncologico. L'oncologia - conclude - può rappresentare un modello innovativo anche per tante altre categorie di pazienti».
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