Politica e Sanità

giu12021

Ok dell'Aifa al vaccino Pfizer per la fascia tra i 12 e i 15 anni. Pediatri pronti alla somministrazione

Ora sarà possibile vaccinare anche in Italia i ragazzi della fascia di età 12-15 anni. L'agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla somministrazione del vaccino Pfizer-Biontech. Si tratta del primo vaccino anti Covid approvato per bambini e ragazzini sia in America che in Europa. Negli Usa il vaccino era già stato approvato dalla Food and drug administration il 10 maggio, qualche giorno fa è arrivato l'ok dell'Ema e a seguire il parere positivo dell'Aifa che permetterà una più ampia somministrazione del prodotto.

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri fa sapere che «come per gli adulti, la vaccinazione negli adolescenti non sarà obbligatoria anche se fortemente consigliata». Sul presunto obbligo delle vaccinazioni per iscriversi a scuola, il sottosegretario spiega che «una misura del genere non è neanche allo studio». I pediatri si dicono «più che pronti a vaccinare i ragazzi dai 12 a 15 anni contro Covid-19. Abbiamo un protocollo nazionale con indicazioni precise. Ora tocca alle Regioni. I nostri rappresentanti a livello regionale attendono la chiamata delle rispettive Regioni per dare ossigeno applicativo a quello che c'è scritto nel protocollo nazionale. È giunto il momento». A dirlo all'Adnkronos Salute è Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp). Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha sostento, infatti: «Dobbiamo usare il più possibile i pediatri di libera scelta per il vaccino» nell'età pediatrica. «Vorrei che ci sia il loro massimo protagonismo sempre nel coordinamento con i territori e le regioni" per la vaccinazione ai 12-15enni», ha dichiarato Speranza a Che tempo che fa, su Rai3.
Sui circa due milioni e mezzo di ragazzi tra i 12 e i 15 anni in Italia, che potranno essere vaccinati contro il Covid, «circa un milione e 600mila sono seguiti dai pediatri di libera scelta. Una stima approssimativa che parte dal dato che ogni pediatra di famiglia ha circa 200 pazienti di quella età e che i pediatri di famiglia sono 8.000. Gli altri ragazzi sono in carico al medico di medicina generale», spiega Biasci. Il presidente Fimp evidenzia che la strada è quella di porre in campo «strategie organizzative all'interno del sistema sanitario nazionale, per il passaggio a una nuova normalità che arriverà gradualmente, in modo da uscire dall'emergenza anche sul piano dell'organizzazione. E se i costosi hub hanno dato una risposta in una fase emergenziale, è evidente che non potrà essere così per sempre. Dobbiamo pensare a un modello più stabile, più normale, che sarà più paragonabile alle campagne vaccinali antinfluenzali e che si basano su un maggiore ruolo del territorio».
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