Politica e Sanità

giu122022

Nuovo Piano Oncologico, l'Italia punta su prevenzione e reti. Da potenziare previsione di spesa e welfare

Scritto dal Ministero della Salute è al vaglio delle Regioni il Piano Oncologico Nazionale, molto diverso dal precedente, scaduto nel 2016, in quanto si adegua al Piano Europeo contro il cancro del 2021. L'intervento comunitario di un anno fa si è proposto cinque linee d'azione: prevenzione dei fattori di rischio (inquinanti ambientali, stili di vita, tabacco, alcol, agenti infettivi); miglioramento della qualità di vita di malati e sopravvissuti; entro il 2025 screening mammella, collo dell'utero e colon per il 90% della popolazione target in tutti e 27 gli stati membri; entro il 2030 reti oncologiche continentali per prendere in carico diagnosi e cura di tutti i tumori; infine, la nascita di un Centro di conoscenza europeo sul cancro. Oggi, con il "Documento di pianificazione ed indirizzo per la prevenzione ed il contrasto del cancro 2022-27", l'Italia affianca al modello UE: un piano di prevenzione mirato; un modello di presa in carico ospedale-territorio; reti distinte per i tumori "comuni" e per quelli rari, onco-ematologici ed infantili; modelli per cure palliative e riabilitazione; formazione per caregiver ed operatori.

La prevenzione - In Italia ci sono 3,6 milioni di residenti con diagnosi di cancro, e 50 registri di popolazione locali su 106 province nonché 7 registri, sempre locali, specialistici per patologia: pancreas a Reggio Emilia, colorettali a Modena, mesoteliomi in Liguria ed Emilia Romagna, tumori infantili nelle Marche, in Piemonte ed in Campania. Bisogna insistere con registri e screening, dopo che la pandemia ha rallentato i test di prevenzione secondaria di tumori di mammella ed utero cui di norma era invitato ormai l'80% della popolazione target. La prevenzione del futuro si sviluppa attraverso la lotta agli inquinanti ambientali: pesticidi, campi magnetici, onde radio, amianto, radon, vernici, sostanze chimiche, raggi ultravioletti. Servono politiche per limitare l'esposizione, per prendere in carico popolazioni a rischio di lavoratori ed a contrasto di stili di vita in grado di comportare pericoli per la salute. Si va anche verso screening personalizzati a soggetti a rischio familiare per mammella e colon. Quanto alla prevenzione terziaria, si punta a contrastare secondi tumori, che si manifestano per lo più in organi che condividono la stessa esposizione ai fattori cancerogeni dei primi tumori. La prevenzione, globalmente, è una delle poche voci su cui il Piano esplicita previsioni di spesa: 440 milioni, 240 dal Piano Nazionale Prevenzione e 200 stanziati dalle regioni.

La presa in carico - Si mira a gestire in prevalenza sul territorio una serie di prestazioni calibrando pacchetti assistenziali complessi sull'offerta degli ambulatori, i quali devono accettare una percentuale di accessi non programmati previo triage infermieristico. Contestualmente, si mira ad adeguare le agende ad una gestione trasparente di pazienti con diversa priorità. Il Documento raccomanda di investire sui centri unici di prenotazione per governare gli accessi con liste d'attesa distinte a seconda della gravità del paziente. A livello ospedaliero e di integrazione con il territorio, entrano in scena gli ospedali. Ogni regione tendenzialmente si dota di una rete oncologica. Quattro i possibili modelli: comprehensive cancer center; hub & spoke; cancer care network; comprehensive cancer care network. Il modello hub & spoke è adatto all'oggi, ma richiede che l'ospedale con casistica crei un ponte con gli spoke governato da un dipartimento oncologico d'area vasta; il CCCN è invece adatto per il futuro e per grandi bacini d'utenza. La rete dei tumori rari, che insieme ammontano al 15% della casistica totale, dovrà afferire a specifici European Reference Network già attivi per i tumori di cute, torace, urogenitali, neuroendocrini, del tenue, delle ghiandole endocrine, dei sarcomi, del distretto testa-collo. Reti ad hoc devono formarsi anche per i tumori ematologici, 10% del totale, e per quelli pediatrici e dell'adolescente, che presentano tassi di sopravvivenza crescenti.

Le cure palliative - Nei percorsi di presa in carico, le cure palliative vanno introdotte subito, come del resto il supporto nutrizionale, integrando i team con personale preso dal territorio all'interno di percorsi codificati con esiti rendicontabili. Poi c'è il fine vita, che riguarda una parte importante di queste cure: il documento raccomanda di erogarle attraverso reti distinte da quelle che si occupano di terapia del dolore. In entrambi i contesti, rivestono ruolo importante figure quali lo psico-oncologo. La riabilitazione si riferisce a disabilità legate sia alla terapia, sia alla disfunzione dell'organo malato: entrambe vanno trattate con una spesa specifica e diretta ad integrare medici che stilano il piano terapeutico e figure di sostegno. Si tratta in questo capitolo pure il follow up dei lungosopravviventi a sostegno di una miglior qualità della vita, nonché la sorveglianza delle recidive e la prevenzione di secondi tumori. I modelli di welfare devono rendere accessibile l'accertamento delle disabilità di natura oncologica. Infine, i caregiver: valorizzare il supporto offerto dai familiari contribuisce a rendere sostenibile il Servizio sanitario. Ad un fondo ad hoc che finanzia tale capitolo con 20 milioni annui dal 2018 si affianca oggi un fondo da 30 milioni annui del ministero del Lavoro, costruendo un welfare da cui fin qui sono esclusi i lavoratori autonomi. Un segno di disparità da superare. Tanto più che il 27% di chiunque abbia ricevuto una diagnosi di cancro guarisce, e torna ad una vita del tutto normale.
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