Politica e Sanità

set262017

Nota Def, Gimbe: con questi conti insostenibilità Ssn dal 2020

«La nota di aggiornamento del Def conferma in maniera inequivocabile che alla documentata ripresa dell'economia non conseguirà un incremento proporzionale del finanziamento pubblico del Ssn», sono le conclusioni cui giunge Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe, ente di formazione e ricerca in ambito sanitario, dopo aver analizzato la nota che il Governo produce come preludio alla nuova legge di stabilità. Dal documento si evince che la spesa sanitaria pubblica è destinata a crescere meno del prodotto interno lordo e soprattutto a scendere sotto la soglia del 6,5% del Pil, un limite da non oltrepassare secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità; sopra il 6,5% -per l'OMS - una sanità sopravvive e si sostiene, sotto no. Anche l'anno scorso Cartabellotta aveva lanciato l'allarme per il 2019; quest'anno lo ribadisce anche se si parte da una nota del governo un po' più ottimistica sul futuro del Paese, che aggiorna all'1,5% la crescita della produzione italiana, e ipotizza un trend analogo per 2018 e 2019. Tuttavia lo stesso documento stima per la spesa sanitaria dei prossimi anni una crescita di un miliardo l'anno (da 114 miliardi nel 2017 a 115 nel '18 e 116 nel '19) fino ad arrivare a 118 milioni nel 2020; per allora, però, con i trend citati, si concretizzerebbe la discesa sotto i limiti fissati dall'OMS.

Tre anni fa, il Patto Salute del 2014 governo-regioni, evocato nella nota come "da realizzarsi entro il 2017" insieme al Patto per la sanità digitale, stanziava 115,5 milioni già per il 2016. Cartabellotta boccia il riferimento ai due documenti, ormai "anacronistici" (impensabile si realizzino in 3 mesi dopo 3 anni in cui sono rimasti al palo) e ricorda, Relazione sulla gestione Finanziaria delle Regioni 2015 alla mano, che tra 2015 e 2018 l'attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha fatto sì che il Ssn abbia perso in tutto 10,5 miliardi di finanziamenti rispetto ai livelli programmati. Senza contare «l'ulteriore decurtazione del finanziamento di € 423 milioni per il 2017 e di € 604 milioni per il 2018, prevista dal decreto di Rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale».

Insomma, sulla carta i cittadini italiani dispongono di un paniere di prestazioni tra i più ricchi d'Europa, garantite però da una sanità agli ultimi posti per finanziamento pubblico. «Ecco perché, come più volte ribadito dalla Fondazione GIMBE, i nuovi "livelli essenziali di assistenza" da grande traguardo politico rischiano di trasformarsi in illusione collettiva con gravi effetti collaterali per la popolazione: allungamento delle liste d'attesa, aumento della spesa out-of-pocket, sino alla rinuncia alle cure». Negativo anche il parere dei medici ospedalieri sulla nota. Guido Quici, neo-presidente del sindacato CIMO, essa ribadisce come per l'ennesima volta la sanità sia «considerata un costo e non un fattore produttivo» e ricorda come le preoccupazioni per il sottofinanziamento, espresse nel documento politico dell'associazione al recente congresso, si riverbereranno sull'agenda politica della sigla. «Nella prossima tornata elettorale chiederemo alle forze politiche di esprimersi in modo chiaro e trasparente su alcune questioni che interessano i pazienti ed il personale sanitario e medico».


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