Politica e Sanità

dic282017

Non solo medici di base, negli Usa mancano anche gli specialisti. Pneumologi, psichiatri e dermatologi i più richiesti

Negli Stati Uniti non ci sono abbastanza medici: in particolare, secondo un libro bianco pubblicato dalla Merritt Hawkins Associates, azienda specializzata nel collocamento di personale medico, servirebbero più pneumologi, psichiatri, dermatologi e medici di medicina generale, e la tendenza della situazione è verso il peggioramento. Se per questi ultimi la situazione era nota, non così per gli specialisti. Gli elevati costi del sistema sanitario statunitense è spesso attribuito alla poca attenzione dedicata alle cure primarie, a vantaggio di una superspecializzazione. Ma ora lo scenario appare più complesso: «l'idea che dovremmo formare un maggior numero di medici di base riducendo al contempo l'offerta di specialisti è un grave errore di valutazione, - ha affermato Mark Smith, presidente di Merritt Hawkins - dovremmo invece formare più medici di entrambe le tipologie».

Nel reclutare medici specialisti, l'agenzia incontra le maggiori difficoltà nel soddisfare la domanda di pneumologi, di gran lunga i professionisti oggi più carenti negli Usa; tra le principali ragioni addotte dai redattori del report, figurano il generale invecchiamento della popolazione e il continuo aumento delle broncopneumopatie croniche ostruttive. Un'altra area in cui c'è bisogno di più specialisti è quella della chirurgia vascolare: in tutti gli Stati Uniti ce ne sono poche migliaia, mentre sarebbero circa cento milioni le persone a rischio di patologie vascolari. Se l'età media sempre più avanzata della popolazione è uno dei principali fattori a trascinare verso l'alto la domanda di assistenza sanitaria, la situazione è caratterizzata anche dall'invecchiamento della stessa classe medica: il 43% dei medici statunitensi ha almeno 55 anni e gli specialisti sono mediamente ancora più anziani. Per esempio, ad aver raggiunto i 55 anni sono 73 pneumologi su cento, per gli psichiatri la percentuale è del 60%, per i cardiologi non invasivi del 54% e per i chirurghi ortopedici del 52%.
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