Politica e Sanità

giu152021

Mix vaccini, via libera dell'Aifa ma le Regioni non hanno linea comune

L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la vaccinazione mista per gli under 60 che abbiano ricevuto una prima dose di AstraZeneca. Una decisione che arriva dopo numerose polemiche e dubbi circa l'affidabilità di una vaccinazione eterologa. Le Regioni, infatti, continuano a non avere una linea comune, c'è chi, come la Campania, sostiene la linea del no per la mancanza di studi attendibili e chi, invece, segue pedissequamente la linea dettata dall'esecutivo. Il parere della Commissione tecnico scientifica (Cts) dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa deriva dall'analisi di «studi clinici pubblicati nelle ultime settimane» che hanno dimostrato «un rilevante potenziamento della risposta anticorpale ottenuta con la prima dose e un buon profilo di reattogenicità». Nel parere espresso circa l'approvazione della vaccinazione eterologa, la Commissione tecnico scientifica cita due studi disponibili uno spagnolo e uno inglese. «Oltre che dalla plausibilità biologica» del fatto che «diversi metodi di espressione della proteina Spike nelle cellule del ricevente siano in grado di indurre risposte verso epitopi in gran parte sovrapponibili, tale approccio è stato sostenuto dai dati clinici che derivano da due studi clinici pubblicati nelle ultime settimane e condotti rispettivamente in Spagna e in Inghilterra e, che mostrano buoni risultati in termini di risposta anticorpale e sicurezza», spiegano gli esperti nel parere.

La Cts ha ritenuto che la seconda somministrazione con vaccino a mRna possa avvenire «a distanza di 8-12 settimane dalla somministrazione di Vaxzevria». I territori continuano a non avere una linea comune anche dopo l'ordinanza del ministero della Salute che ha dato indicazioni perentorie - ribadite anche oggi dal ministro Roberto Speranza - sull'utilizzo di Astrazeneca e aprono un nuovo fronte: con i vaccini a vettore virale ormai marginali servono più dosi di Pfizer e Moderna per non rallentare la campagna e raggiungere l'immunità di gregge a settembre. Il risultato è il caos, che si va ad aggiungere alla confusione e alla perdita di fiducia da parte dei cittadini provocata dall'apertura al mix sui vaccini - sul quale le posizioni degli esperti sono tutt'altro che granitiche - e dall'ennesimo cambio di rotta, il quarto dall'inizio dell'anno, su Astrazeneca imposto dagli esperti alla luce delle nuove evidenze scientifiche e del miglioramento della situazione epidemiologica. Una confusione confermata nella nota con cui l'Ema, parlando di «disinformazione» e ribadendo che il vaccino di Astrazeneca «resta autorizzato per tutta la popolazione», cerca di mettere una pezza ad un'intervista, poi smentita, del capo della task force sui vaccini della stessa Agenzia, Marco Cavaleri. Anche per questo il governo ribadisce che la linea non cambia e, anzi, il premier starebbe pensando ad un ulteriore messaggio di chiarezza e rassicurazione da dare agli italiani.

Nei prossimi giorni si riunirà la commissione Salute e giovedì ci sarà la conferenza delle regioni. Intanto, ognuno va per la sua strada. Vincenzo De Luca ha annunciato di aver inviato a Speranza una «nota tecnica» contenente i dubbi sulla vaccinazione eterologa ribandendo il no della sua regione: il mix di vaccini, dice, «non ha avuto sul piano internazionale una sperimentazione ampia». Anche la Puglia va per conto suo. La regione, sostiene Michele Emiliano, seguirà le indicazioni del governo e però, «chi volesse fare la seconda dose con Astrazeneca avrà questa possibilità, fermo restando che l'atto della vaccinazione è l'atto del singolo medico che valuterà caso per caso». La Lombardia continua invece a tergiversare da 3 giorni. Prima ha detto no al mix salvo poi fare marcia indietro, ma i richiami non sono ancora partiti. Il perché' lo spiega il presidente Attilio Fontana: servono più dosi di Pfizer e Moderna. «Appena sapremo cosa ci risponde il governo, sia sulla fornitura di eventuali dosi aggiuntive sia sulla conferma delle modalità, noi potremo stabilire una data». E più dosi dei due farmaci a mRna le chiedono anche quelle regioni che hanno annunciato si atterranno alle indicazioni governative: l'Emilia Romagna, che deve fare i richiami a 40mila persone e per questo «servono più scorte», e il Lazio, che non lo dice esplicitamente ma riporta il richiamo di Pfizer e Moderna da 35 a 21 giorni. La Liguria si è adeguata, anche se il governatore Giovanni Toti non perde l'occasione per ribadire che anche quando si è utilizzato Astrazeneca sotto i 60 anni ci si è attenuti alle indicazioni del Cts. E si sono allineati la Toscana, il Piemonte e il Veneto. Dice Luca Zaia: «Applicheremo pedissequamente quello che viene prescritto».


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