Politica e Sanità

giu232017

Medico specialista con stipendio da caposala, il no dei sindacati alle Regioni

«Ci auguriamo che le riflessioni sul documento siano frutto della calda giornata estiva». Guido Quici, vicepresidente del sindacato ospedalieri Cimo, liquida il documento di fabbisogno spedito dalle Regioni al governo, nella parte in cui parla del personale dipendente del Servizio sanitario: medici e infermieri. Le venti regioni, forti dell'esito del referendum dove le competenze del governo centrale non si sono certo rinforzate, chiedono più margini di libertà nell'utilizzare le risorse del Fondo sanitario nazionale (meno risorse vincolate e più indistinte), nel valorizzare le risorse umane Ssn e i medici convenzionati, sugli investimenti, la spesa farmaceutica, e più voce in capitolo su organi vicini al Ministero della Salute come Aifa, Agenas, Istituto superiore di sanità. Sul personale propongono un tavolo con i ministeri di Salute e Istruzione e, partendo dall'assunto che i medici sono sempre meno, chiedono più competenza ai medici: il triennio di medicina generale deve assurgere a scuola di specializzazione universitaria e serve un tutoraggio sul territorio per i futuri specialisti pediatri. Per garantire i livelli essenziali di assistenza chiedono poi in base all'articolo 22 del Patto salute sulla valorizzazione delle risorse Ssn di essere sciolte dal vincolo di spesa per il personale che le costringe a star sotto i tetti 2004 diminuiti di un 1,4%. Infine rilanciano l'idea di consentire l'accesso al Ssn a medici non specialisti con contratto non dirigenziale a tempo indeterminato per lo svolgimento di attività "medico chirurgiche di supporto con autonomia vincolata alle direttive ricevute» ferma restando per questi medici la chance di accedere poi a corsi di specialità e concorsi. Da qui il commento di Quici, che paragona l'articolo 22 del Patto Salute a un tram, dove «si sale quando si tratta di definire il fabbisogno standard del personale, adottando metodologie di natura economiche, magari non basate sulle reali esigenze clinico-assistenziali; e si scende quando si tratta di non finanziare la progressione di carriera, com'è ben dimostrato nelle ultime leggi di stabilità».Quanto all'accesso dei medici al Ssn a tempo indeterminato ma inquadrati in categoria non dirigenziale, «è una provocazione inaccettabile che tende a dividere la classe medica in serie A e in serie B». Costantino Troise segretario Anaao Assomed promuove l'idea di un confronto governo-regioni sulla sanità e la scelta degli argomenti, ma boccia l'invenzione giuridica del medico non dirigente «con livelli retributivi più vicini a quelli delle caposala che degli specialisti, senza contare la necessità di una non facile declaratoria di specifici livelli di autonomia e di responsabilità professionale e di una peculiare job description nel contratto della dirigenza». Ricette vecchie: in realtà, dalla carenza di medici specialisti e dall'imbuto che non consente oggi a molti laureati di specializzarsi, si esce «aumentando il numero dei contratti di formazione per allinearli al fabbisogno, anticipando l'ingresso dei medici nel mondo del lavoro, garantendo con contratto a tempo determinato e connesso ruolo giuridico il diritto a completare il percorso formativo nella rete ospedaliera e territoriale del Ssn».

Nel documento, le regioni chiedono al Governo di sperimentare nuovi modelli organizzativi per la medicina generale e le cure primarie. Propongono una revisione del payback farmaceutico che al momento è a carico dell'industria per un 50% e loro per un altro 50%, e di prendersi più potere nella valutazione delle nuove tecnologia (ma anche di ridefinire delle liste di trasparenza, di legiferare in tema di sostituibilità automatica dei biosimilari agli originator, d'introdurre procedure prezzo-volume di contrattazione). E vogliono discutere di elaborare partnership con il privato per riqualificare il patrimonio edilizio, per il quale servono 30 miliardi, e di dismissioni dei vecchi immobili.

Mauro Miserendino


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