Politica e Sanità

ago32018

Medici inglesi, aumenti in linea con i colleghi italiani. Ecco il confronto

Pensionati o dipendenti, anche i medici del servizio sanitario inglese - non di tutto il Regno Unito ma della sola Inghilterra -hanno i loro aumenti. E non sono così contenti. Con un'inflazione al 3%, ai General Practitioner, equivalenti dei nostri medici di famiglia, andrà un 2% più complessivo 1% legato a incrementi contrattuali, mentre agli specialisti ospedalieri "consultant", con ruoli dirigenziali, andrà un aumento dell'1,5% più uno 0,5 in caso di riconoscimenti di eccellenza clinica. I SAS doctors -specialisti associati, figura che in Italia non c'è, si potrebbe tradurre come "non dirigenti" - sulla carta recupereranno tutta l'inflazione, mentre i Junior Doctors - i nostri specializzandi- avranno un 2% in più. Gli aumenti annunciati dal ministro della Salute Matt Hancock arriveranno a partire da ottobre 2018 per il disappunto del sindacato, la British Medical Association che li chiedeva da aprile per "continuità". Il leader BMA Chandra Nagpaul ricorda come lo stesso ministro avesse ammesso dal 2008 una perdita del 19% di potere d'acquisto per gli ospedalieri, del 21 per gli junior doctors e un 20 per i GP. E ora gli scrive: «Dopo l'annuncio sugli aumenti di stamane vedrai la rabbia tra i medici inglesi, che da anni affrontano tagli, e si vedono comunicare che i loro guadagni continueranno a cadere sotto il tasso di inflazione (pari al 3% ndr). E' uno shock vedere ignorate le raccomandazioni del Doctors and Dentists Remuneration Body. A ciò si aggiunga la decisione del governo di non retrodatare ad aprile 2018 l'aumento, già al di sotto dell'inflazione, dimezzandone il valore. E che solo per noi medici non è stata rispettata la consuetudine di anticipare gli aumenti».

Facciamo un attimo zoom sul DDRB, organo del NHS non distante dal comitato di Settore, sebbene su base non federale, che media tra i suggerimenti di sindacati e settori produttivi del National Health Service sulle buste paga dei sanitari e le risorse del ministero del Tesoro Uk. Il body aveva fatto presente che ci volevano 5 mila medici in più, soprattutto per l'aumento dei pensionamenti anticipati sul territorio nei prossimi 5 anni a causa dei crescenti e insostenibili carichi di lavoro che, in genere burocratici, rendono sempre meno attraente la posizione di libero professionista del medico di famiglia britannico. E aveva raccomandato un 2% in più per i salariati tra i GPs ma incrementi al 4% per i migliori e per quelli a reddito basso, più un altro 2% per i mmg formatori o che partecipassero a programmi incentivanti, e un 4% complessivo di incremento per i medici di famiglia liberi professionisti convenzionati con il National Health Service. In altre parole, le categorie più disamorate dal Ssn avrebbero avuto aumenti superiori all'inflazione, le altre aumenti inferiori, per una media del 3%: l'inflazione. Invece si è andati sotto le attese.

È difficile un confronto tra chi prenda più o meno tra medici italiani e inglesi. I Mmg italiani insieme agli altri convenzionati, in tutto 75-80 mila, hanno avuto incrementi che a fine triennio vanno a superare il 4%, a fronte di un'inflazione media del 2% annua, più arretrati contingentati che hanno portato nelle loro tasche fino a 7 mila euro in caso di massimalista. Beninteso, il medico con quegli aumenti paga spese vive, fattori produttivi, affitto dello studio, e di fatto ottiene solo un parziale restauro rispetto ad aumenti attesi da 8 anni. L'accordo italiano dal 2010 al 2017 è costato 450 milioni di lire, dei quali oltre 250 per la medicina generale e 270 di arretrati per tutte le categorie. Per gli ospedalieri non è ancora stato concluso niente. Lo stanziamento inglese - non valido in Scozia e Galles, ma la popolazione considerata è quasi analoga a quella italiana - per tutte le categorie, dipendenti e convenzionati, è 317 milioni di sterline, 360 milioni di euro. Qualcosa di meno di quello italiano, a differenza del quale non si trascina dietro arretrati ed è più "netto": in tutto il Regno Unito termini contrattuali e pagamenti sono discussi annualmente, insieme a una rivalutazione di obiettivi ed incentivi che rende l'assistenza primaria al passo con i cambiamenti. In Italia la revisione degli accordi nazionali - parte normativa e parte economica - è più lenta. In nessuno dei due casi si sta dietro l'inflazione e la stanchezza dei medici, specie nelle classi d'età più "anziane".


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