Politica e Sanità

mag52017

Medici e social media, Brignoli (Simg): nessuna norma per i profili personali

Medici che utilizzano in maniera impropria i social media? Negli Stati Uniti un recente sondaggio ha mostrato che numerosi giovani urologi avevano pubblicato post eticamente discutibili su Facebook, ponendo il problema di quali limiti debbano eventualmente essere posti ai professionisti della sanità relativamente alla comunicazione su Web.

Secondo Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società italiana di medicina generale (Simg), il problema in Italia non è molto frequente: «Non sono a conoscenza di episodi di questo tipo che siano stati segnalati all'Ordine... è successo invece che in profili professionali venissero date informazioni mendaci: l'Ordine norma questo, ma a mio avviso non può e non deve normare nient'altro». Insomma, deve essere fatta una distinzione essenziale tra i profili professionali e quelli privati, in cui i medici postano su argomenti qualsiasi, come ogni altro cittadino. Riguardo ai primi, Brignoli ricorda che, molti anni fa, ai medici olandesi veniva riconosciuto un fiorino per ogni comunicazione telefonica di carattere sanitario: «trattandosi di un'attività medica che richiede del tempo dovrebbe esserci una forma di retribuzione, ma questo è l'ultimo problema; è comunque fondamentale che esista una regolamentazione su cosa può essere trasmesso e dovrebbe trattarsi di un canale vigilato e riservato, in cui le informazioni siano protette. Riguardo ai siti che promuovono l'attività di studi professionali, il Codice etico recentemente rielaborato ha un capitolo relativo a informazione e pubblicità, tra le quali non è sempre scontato stabilire una linea di demarcazione netta».

Tutt'altra cosa sono i profili personali; il Codice non affronta questo argomento e l'esponente Simg ritiene che sia giusto così: «La maggior parte dei medici si autoregolamenta ed evita di parlare di temi etici e sensibili sul proprio profilo. Chi ha un profilo personale, indipendentemente dalla professione, può esprimere una sua opinione, anche su temi etici, di carattere generale e ovviamente non deve trasmettere dati sensibili attraverso siti facilmente accessibili». Anche dare l'amicizia su Facebook ai propri pazienti dovrebbe dunque essere consentito? «È normale e non va normato, se lo faccio è perché lo considero un amico prima ancora che un paziente».


Renato Torlaschi
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