Politica e Sanità

gen112018

Medici di famiglia superpagati che non visitano a casa. Si infiamma la polemica

L'epidemia di influenza inasprisce il braccio di ferro tra medici di famiglia lombardi e assessore alla salute Giulio Gallera e tracima nella trattativa per il rinnovo dell'accordo nazionale. Tutto nasce dalla richiesta dell'assessore lombardo di fare più visite domiciliari. Un richiamo in prima pagina sulla Stampa vede l'assessore evocare quasi un taglio preordinato dai Mmg di accessi a casa. Lo stesso quotidiano si sofferma sul paradosso per cui a fronte di 15 ore di lavoro settimanale previste in convenzione, la retribuzione tradotta un po' a spanne dai dati Sisac è 150 mila euro lordi (oltre 200 euro/ora), cioè 40 mila più di un primario che in ospedale fa interventi chirurgici di ore e poi guardie notturne. E' abbastanza per una dura replica del Sindacato Medici Italiani, la sigla che nel 2014 curò un'indagine sulle retribuzioni dei medici sottolineando come il medico lavori molto di più delle 15 ore previste da convenzione. Enzo Scafuro, responsabile nazionale dello Smi per la medicina generale e segretario Smi Lombardia è "sconcertato dalle inesattezze e falsità lette", attende una smentita dal coordinatore Sisac Vincenzo Pomo sull'entità dei compensi dei medici («non ci fosse, saremmo costretti a chiederne le dimissioni: il responsabile di un organismo tecnico pubblico non può diffondere dati sbagliati») e ce l'ha pure con la reazione «fin troppo tiepida di Silvestro Scotti, segretario di un sindacato (Fimmg, ndr) che forse dovrebbe spiegare che i compensi riportati sono solo relativi a casi isolatissimi di medici di alcune regioni che accumulano incarichi fino alle cifre citate. Una piccolissima minoranza». Scafuro trae da un comunicato stampa i dati a suo tempo diffusi da Maurizio Andreoli del Centro Studi del sindacato «Le 15 ore sono il "minimo" richiesto dalla convenzione per l'apertura giornaliera, poi però teniamo aperto fino a 9 e anche 12 ore se si ruota tra colleghi; agli accessi in studio dedichiamo una media di 5 ore e 24 minuti al giorno, 1 ora e 51 minuti alle visite domiciliari e 1 ora e 40 minuti a burocrazia e consulti, vediamo 37 assistiti al giorno, 40% cronici e 14% fragili, per una retribuzione di 98.660 euro lordi medi in Lombardia, di cui 74.224 di quota capitaria. Tolti i contributi Enpam le spese di studio, le tasse, lo stipendio del collaboratore, mi restano poco più di 2 mila euro al mese, e di solito c'è una famiglia alle spalle che ci consente di fare questo lavoro. Arrivare a dire ai propri lavoratori, da parte di una Regione, che non lavoriamo e remiamo contro, sembra una rappresaglia o un attacco a orologeria in una contesa, un atteggiamento non normale.

L'Assessore calcoli piuttosto cosa rappresenta su una media di 9 ore giornaliere un aggravio del 30% del carico di lavoro costituito dall'epidemia influenzale e lo traduca in accessi, una media di dieci in più, e in visite domiciliari, che possono arrivare a cinque in un giorno, cinque certificati che per quanto mi riguarda vado a redigere tutti, in auto, nel traffico, arrivando poi in studio tardi, allargando le braccia con gli assistiti che pure correttamente sono venuti, magari con la febbre. Se solo contasse quanti cittadini vediamo nella stagione influenzale non direbbe certe cose e non si parlerebbe di Pronto soccorso intasati per colpa dei medici di famiglia». La Stampa cita poi una sentenza di cassazione (del 29 settembre 2016 su un medico di Rsa non intervenuto malgrado i richiami degli infermieri a visitare un paziente ricoverato che si era rotto un braccio ndr) la quale considera il rifiuto di visitare un assistito sanzionabile dal giudice sulla base non solo della non trasportabilità ma anche dell'urgenza, misurata ad esempio sulla scala del dolore. «Recarsi a casa degli assistiti-dice Scafuro- è un obbligo in primis deontologico, ma non strombazziamo le nostre domiciliari. Quante volte con 39 e mezzo di febbre sono venuto in studio, dichiarando di essere contagioso e di voler vedere solo pazienti come me, e ho finito per stare tutto il pomeriggio dietro a persone sane e a certificati? Il nostro lavoro non è solo l'apertura della "bottega", ma un giorno vissuto su tutti i fronti».


Mauro Miserendino
Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community