Politica e Sanità

dic72018

Medici di famiglia, previste più borse ma le Regioni ammettono esterni in sovrannumero

Più borse per i futuri medici di famiglia, ma anche il rischio di vedersi affiancati nel corso da altri medici che si pagano le lezioni e tuttavia "sprintano" più rapidi verso il lavoro. La buona notizia giunta dal Parlamento è che i soldi stanziati per i corsi andranno a nuove borse di studio e non a voci collaterali, come fino all'ultimo era previsto nel testo della Finanziaria. La notizia meno rassicurante è che da Nord a Sud le regioni iniziano a svincolarsi dalla normativa nazionale e ammettono in sovrannumero al Triennio di Medicina generale giovani del corso di emergenza. L'apertura arriva in Sicilia, per chi ha almeno 18 mesi di anzianità di servizio a tempo determinato nelle Asp, e in Piemonte, come ricorda il settore Formazione e Prospettive dello Smi. Il Sindacato medici italiani torna a chiedere che la Medicina Generale si trasformi in specialità: unico esame d'accesso, niente regionalizzazione, una graduatoria nazionale.

Ma partiamo da Montecitorio, Roma. Qui dalla Commissione Bilancio in extremis è uscito per il voto assembleare alla Camera un emendamento che toglie le quote per le borse di studio (38 milioni) dal novero delle nuove voci assegnate alle regioni senza vincolo di destinazione, dove si trovavano accanto ai fondi per gli stranieri non iscritti al Ssn e a quelli per la riqualificazione della libera professione. Grazie a due identici subemendamenti a firma dei deputati Emanuele Cestari (Lega) e Celeste D'Arrando (M5S), le borse di medicina generale restano "salvadanaio vincolato" nel Fondo Sanitario Nazionale e non rientrano nella "quota indistinta". La conferma arriva dalla Fimmg, sindacato il cui settore Formazione aveva duramente criticato il possibile intento di impoverire l'offerta di medici del territorio a vantaggio degli ospedali o peggio dell'uso di camici low cost con contratti libero professionali (previsto in altro emendamento, anche quello per ora cassato).

Ma avere più borse non risolve tutti i problemi. Smi ricorda che gli ammessi in sovrannumero al Corso di MG stanno crescendo e hanno vantaggi insperati rispetto a chi consegue la borsa per aver superato il test. Fabrizio Salemi, responsabile Formazione e prospettive Smi, ricorda le incompatibilità lavorative sussistenti per i giovani borsisti, destinatari di un assegno magro di circa 900 euro mensili soggetti a Irpef e contribuzione Enpam: gli unici incarichi compatibili sono sostituzioni in assistenza primaria e continuità assistenziale. Per contro, «la legge 401 del 29 dicembre 2000 ha permesso l'accesso in sovrannumero al Corso agli iscritti alla facoltà di Medicina prima del 31 dicembre 1991 e laureati dopo il 31 dicembre 1994. L'accesso in sovrannumero non prevede la necessità di partecipare al concorso, trattamenti economici né incompatibilità. L'assenza di queste ultime comporta per gli iscritti in sovrannumero la possibilità, piuttosto concreta, di un guadagno nettamente superiore a quanto percepito dai vincitori di concorso (...e...) la maggiore anzianità di servizio permette anche di ritrovarsi con un punteggio più alto al termine del Corso».

Salemi sottolinea come ora Piemonte e Sicilia in assenza di regole abbiano deciso di consentire l'iscrizione al Triennio ai medici precari del 118. Ma è «difficile comprendere come l'accesso dei medici del 118 al corso di MG in sovrannumero possa rappresentare la soluzione al precariato degli stessi» più di quanto non configurerebbe uno svantaggio per «i giovani colleghi che per vocazione hanno scelto la strada della Medicina Generale (...) Smi propone da tempo la standardizzazione del profilo giuridico e professionale del personale medico al fine di integrare il sistema dell'emergenza pre-ospedaliera con quella intra-ospedaliera(...) Proponiamo da tempo che il precariato dei colleghi che esercitano incarichi di emergenza territoriale possa essere superato con il progressivo passaggio al rapporto di dipendenza». Per Salemi, è tempo di attuare «una programmazione formativa unitaria sul tutto il territorio nazionale e che permetta attraverso l'istituzione della Specializzazione in Medicina Generale di attuare un percorso unico per l'accesso all'attribuzione degli incarichi a tempo indeterminato».

Mauro Miserendino
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