Politica e Sanità

lug102018

Mario Negri, Garattini: futuro sistemi sanitari sta in prevenzione e medicina delle evidenze

La notizia è di questi giorni, Silvio Garattini storico fondatore del Mario Negri lascia la direzione del prestigioso istituto farmacologico ricoperta per oltre 55 anni a Giuseppe Remuzzi, e diventa presidente del CdA. Non lascia le sue battaglie per l'indipendenza della ricerca e per la comunicazione. L'avvicendamento è comunque un passo importante nella storia della Fondazione, avviata nel lontano 1957. «Avevo 29 anni ed ero in carriera per una cattedra a Milano», racconta Garattini a DoctorNews.

«Ero approdato alla laurea in Medicina da perito chimico attraverso l'esame al liceo scientifico, e lavoravo all'Istituto di Farmacologia unendo nozioni di chimica e clinica. In un viaggio negli Stati Uniti avevo constatato che là si poteva vivere facendo ricerca negli ospedali e nelle industrie; in Italia la ricerca era attività residuale, in ateneo si faceva per lo più didattica. Negli Usa mi avevano colpito pure le Fondazioni: avevano elementi di diritto privato, meno burocrazia, e non avevano fini di lucro, erano per il prossimo. Una fondazione per la ricerca, mi dissi, sarebbe stata il top. Tornato in Italia, ebbi la fortuna di conoscere Mario Negri, gioielliere che aveva creato una sua industria farmaceutica, la Farmacosmici. Capitò in istituto per chiedere consigli; dopo avergli offerto qualche spunto chiesi io aiuto a lui, e ci intendemmo. Stavamo costruendo la Fondazione che porta il suo nome quando un tumore al colon - è il 1960 - lo portò via, ma non prima che lui concludesse tutti gli atti, inclusa la mia nomina a direttore».

Garattini
si porta dietro i collaboratori. A febbraio 1963, parte la sede di Quarto Oggiaro operativa fino a una decina di anni fa. I venti collaboratori 55 anni dopo sono diventati oltre 700 ricercatori sparsi tra Milano e Bergamo dove è stato aperto un Mario Negri Nord e fino a 10 anni fa c'è stato anche un Mario Negri Sud. Inizi difficili. «Il CNR distribuiva i fondi per la ricerca e non ci considerava, si diceva che da noi i giovani non avevano chance di carriera. Ebbene, abbiamo formato 7 mila ricercatori e oltre 100 docenti universitari».

Com'è cambiata la ricerca in 50 anni?
«Si sono accresciute le competenze di farmacocinetica, sui recettori e mediatori chimici, su proteomica, genomica, metabolomica, c'è stato un balzo nell'imaging e nell'informatica. Sul piano delle idee c'è stata una rivoluzione, ieri di un farmaco per prima cosa s'investigava come agiva sulla funzione, oggi prima si identifica il target su cui far agire il principio e poi se ne indaga l'effetto sulla funzione. Infine, abbiamo un mercato più bombardante e condizionante».

Oggi è più o meno facile cambiare il Prontuario come ai tempi della Commissione unica del farmaco nel '93?
«Più difficile. Quand'ero in Cuf togliemmo oltre 4 mila miliardi di lire di spesa dal prontuario senza scossoni. Oggi in prontuario ci sono oltre 10 mila principi attivi e sono passati 25 anni, è il momento di una revisione: abbiamo centinaia di confezioni di prodotti che agiscono allo stesso modo, è tempo che il SSN nell'interesse generale scelga ciò che a parità di condizioni costa meno. Ogni anno la spesa farmaceutica cresce di 1,5 miliardi. Ma di fronte abbiamo un'industria dai grandi fatturati che in teoria può sventolare il ricatto occupazionale, le delocalizzazioni. Ma in Italia le multinazionali non hanno più laboratori, siamo diventati solo un mercato. Abbiamo piuttosto una legislazione europea problematica, la UE autorizza nuovi farmaci una volta testati efficacia, qualità, sicurezza, ma si dovrebbe testare anche il valore aggiunto del nuovo prodotto rispetto a principi già in commercio. Sarebbe rivoluzionario, credo si toglierebbero dal mercato oltre il 50% dei prodotti».

A proposito di industria, gli oncologi Cipomo hanno rilevato un conflitto d'interesse per i due terzi della categoria ed elaborato raccomandazioni.
«Da anni affermo che manca una ricerca indipendente che costerebbe poco e potrebbe contare sulla banca dati di uno dei servizi sanitari più grandi al mondo. Dati preziosi: un'industria per un trial spende nel reclutamento tra 10 e 20 mila euro a paziente mentre al Ssn ogni arruolamento costerebbe intorno al migliaio di euro; la differenza è che i proventi del trial vanno in tasca all'azienda sanitaria, quelli della ricerca indipendente sono un investimento che sarà ripagato da risparmi nel lungo periodo».

Gare per categorie terapeutiche omogenee e non più sul singolo principio attivo per risparmiare soldi del SSN?
«Possono essere un'idea. Chi afferma che accentuano le diseguaglianze tra cittadini di regioni ricche dove ci si può permettere di pagare l'originator e altri cittadini parte dalla vecchia idea che il generico è peggiore ma quell'idea è un falso, incoraggiato peraltro dall'abitudine a usare il termine generico come attributo del medicinale quando si riferisce al nome con cui quel principio attivo -in tutto omogeneo al branded- è commercializzato. E' il medico a rilevare la differenza negli effetti e siccome l'assunto che esista quella differenza non poggia su basi scientifiche l'argomento, malgrado i tanti estimatori, non sussiste. C'è piuttosto in Italia un mercato asfittico, dove gli equivalenti venduti sono il 40% in volume a fronte dell'80% di Germania e Gran Bretagna».

I risparmi nella farmaceutica si potrebbero usare per arginare la non autosufficienza?
«Oltre i 70 anni una larga percentuale della popolazione ha polimorbidità ma non c'è prova che con più pillole la qualità di vita sia migliore né dell'innocuità delle interazioni tra questi farmaci. Uno studio del nostro istituto che raccoglie dati da 400 medicine interne conferma che il numero delle compresse prese in qualche modo è correlato al numero di specialisti visitati. Credo si debba innanzi tutto stabilire cosa davvero serva ai pazienti polipatologici, e poi capire che per impostare una politica della salute a lungo termine è fondamentale fare prevenzione agendo su 7-8 determinanti. Il problema è che il SSN spende briciole in prevenzione, va controvento nel dire ai bambini di mangiare verdura mentre l'industria promuove merendine a tutto spiano, nel dire che la droga fa male mentre aprono i cannabis shop, nel ribadire i danni del fumo mentre lo stato continua a prendere 13 miliardi da questa industria, nel citare i danni dell'alcol mentre la tv reclamizza i vini italiani. Oltre il 50% delle malattie non piovono dal cielo ma ce le autoinfliggiamo».

Garattini è entrato nel Mario Negri quando il prontuario era piccolo e i principi attivi pochi. Oggi abbiamo tante molecole con vie di somministrazione ed effetti disparati. E tra 50 anni?
«Potrei parlare di farmaci personalizzati, francamente trovo più onesto dire: non ne ho idea. Una cosa so: che in questi 50 anni abbiamo aggiunto qualche anno di vita, senza cambiare profondamente la mortalità nelle principali malattie. Soprattutto, non abbiamo dato tanta qualità di vita agli anni in più. Per questo vorrei un futuro caratterizzato da farmaci la cui efficacia è scientificamente provata e dalla prevenzione, intesa come missione di una società e non della medicina, disciplina quest'ultima forse persino in conflitto d'interesse in quanto attività di cura».
Mauro Miserendino
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