Politica e Sanità

nov292022

Malattia renale cronica, in Italia il 77% dei pazienti in stadio precoce non riceve la diagnosi

In occasione della Kidney Week 2022 dell'American Society of Nephrology (ASN) sono stati presentati nuovi dati sull'importanza dello screening e della diagnosi precoce della Malattia Renale Cronica (MRC) e dell'impatto di dapagliflozin sulla riduzione delle spese sanitarie. I risultati sono stati contestualmente pubblicati anche sul Journal of the American Society of Nephrology.

La MRC colpisce 850 milioni di persone in tutto il mondo, tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi non viene diagnosticata. I dati dello studio multinazionale REVEAL-CKD hanno mostrato tassi elevati di sotto-diagnosi, dal 61,6% al 95,5%, nei Paesi considerati nello Studio (Stati Uniti, Italia, Germania, Giappone e Francia). In Italia, ben il 77% dei pazienti con questa patologia in stadio precoce (Stadio 3) resta non diagnosticato. Questa analisi ha, inoltre, dimostrato che, una volta effettuata la diagnosi, i pazienti sono stati monitorati e trattati tempestivamente e coerentemente con quanto indicato dalle Linee Guida.
L'importanza di porre una diagnosi precoce di MRC appare evidente dall'impatto che essa stessa, una volta posta, ha sul declino annuale della funzionalità renale, espressa dall'eGFR. Lo studio REVEAL-CKD ha valutato, infatti, la variazione di eGFR prima e dopo l'avvenuta diagnosi di MRC. Questi pazienti mostravano un declino mediano dell'eGFR nei due anni precedenti la diagnosi di malattia di -4,12 e solo di -0,30 nei due anni successivi alla diagnosi.
Luca De Nicola, Professore Ordinario di Nefrologia all'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli, spiega "L'analisi italiana di REVEAL-CKD mostra l'altissima percentuale di pazienti con MRC in stadio 3 non diagnosticata. I dati dello studio REVEAL-CKD confermano, pertanto, la necessità di uno screening precoce per una diagnosi di malattia tempestiva già nei suoi stadi iniziali, in modo che il maggior numero di pazienti possa ricevere una gestione e trattamento ottimali e aderenti alle linee guida".

In aggiunta ai bisogni clinici non soddisfatti, i costi sanitari associati alla MRC sono altamente significativi, specialmente quando progredisce ai suoi stadi terminali con anche l'insorgenza di eventi cardiorenali. In tale ottica, lo studio INSIDE-CKD ha stimato il risparmio economico dei costi diretti delle cure mediche derivanti da una minore incidenza di eventi clinici. I risultati dello studio INSIDE-CKD dimostrano, inoltre, che, dall'analisi aggregata di 23 Paesi, inclusa l'Italia, dapagliflozin può ridurre del 33% i costi sanitari ritardando la progressione della malattia e riducendo l'incidenza di eventi cardiorenali.
Un'ulteriore analisi dei dati dello studio DAPA-CKD, condotto in 21 Paesi e i cui risultati dettagliati sono stati pubblicati sul The New England Journal of Medicine, ha mostrato, inoltre, come il trattamento con dapagliflozin abbia ridotto il tasso di ospedalizzazione per tutte le cause, tra i pazienti con MRC, con o senza diabete mellito di Tipo 2. Questi risultati dimostrano le implicazioni non solo sulla qualità di vita dei pazienti, ma anche sull'onere sanitario complessivo e sui costi attribuiti al trattamento della MRC.

Dapagliflozin è un farmaco appartenente alla classe degli inibitori selettivi del co-trasportatore SGLT2. Studi clinici hanno dimostrato l'efficacia di dapagliflozin nel prevenire e ritardare la malattia cardiorenale, proteggendo allo stesso tempo questi stessi organi. In Europa, dapagliflozin è indicato in monoterapia in pazienti dai 10 anni di età in su, non adeguatamente controllati per il trattamento del diabete mellito di tipo 2 in aggiunta alla dieta e all'esercizio. Inoltre, dapagliflozin ha anche ricevuto l'indicazione, negli adulti, per il trattamento dell'insufficienza cardiaca cronica sintomatica con frazione di eiezione ridotta e per il trattamento della malattia renale cronica sulla base dei risultati degli studi di Fase III DAPA-HF e DAPA-CKD. Dapagliflozin è attualmente in fase di sperimentazione nello studio di Fase III DAPA-MI, primo studio randomizzato controllato, condotto su pazienti senza DMT2, che hanno avuto un infarto miocardico acuto.


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