Politica e Sanità

ott112018

Malasanità, tra avvocati e medici clima teso. Troppe denunce e pubblicità diffamanti

Avvocati nel mirino dei magistrati, oltre che dei medici: troppe le denunce nei confronti di questi ultimi, una al giorno in pratica ne arriva alla Procura della Repubblica di Milano come ha denunciato il Procuratore aggiunto Tiziana Siciliano: oltre 300 denunce penali che si concludono con archiviazione nel 30% dei casi e solo in un 20% si concludono evidenziando una colpa del sanitario o della struttura, da risarcire (le condanne dei sanitari sono ancora meno ricorrenti). Ma l'offensiva degli studi legali verso i camici non è fatta solo di testimonianze raccolte dai pazienti: ci sono anche pubblicità che invitano gli utenti Ssn a denunciare per farsi risarcire. Come le due denunciate dal segretario Cisl Medici Biagio Papotto nelle scorse settimane. In una - un cartellone diffuso per le strade emiliane - c'è una ragazza devastata in primo piano, dirla in pessime condizioni è poco: pare essere stata percossa o devastata in volto da una malattia pestifera, la mascherina quasi la imbavaglia e sullo sfondo una pagina di giornale indica il possibile colpevole. Il titolo è: "Medici sotto accusa". Poi lo slogan: «Malasanità, denunciando la combatti. Fatti risarcire, rivolgiti alle agenzie di zona». L'altra pubblicità riguarda uno studio legale napoletano che scrive "tutela legale del malato" sotto l'immagine di un medico in camice bianco, stetoscopio al collo, in manette.

Papotto si è rivolto al Consiglio nazionale forense e agli Ordini degli Avvocati di Roma e Napoli: chiede ai rappresentanti deontologici degli avvocati intervenire "con sollecitudine per richiamare i responsabili di tali azioni e costringerli ad eliminare» i messaggi. «Se è giusto sempre risarcire ove in un danno sanitario si ravvisassero responsabilità -spiega a DoctorNews- osservo come le due pubblicità associno i medici alla violenza sui pazienti e a fatti di rilievo penale». E qui gli appigli per le pubblicità sono pochi, «le statistiche dicono che solo una piccolissima minoranza dei medici è dichiarata colpevole di omicidio o lesioni colposi dal giudice penale. Simili manifesti creano artatamente uno scenario deleterio nel quale i medici sono contrapposti ai pazienti. Oltre che diffamanti le immagini sono violente, sembrano istigare il cittadino a pensare "questi medici ci uccidono"; e il messaggio, che di fatto associa medici e delinquenti, origina da considerazioni del tipo "tanto se succede qualcosa l'azienda paga comunque", pericoloso soprattutto per un servizio sanitario in grave crisi come il nostro, dove le risorse scarseggiano e le assicurazioni sono pronte a subentrare».

Il clima tra medici e avvocati è teso da prima dell'avvento della legge Gelli di riforma della responsabilità. Quattro anni fa un'associazione medica rappresentò gli avvocati come avvoltoi e la risposta fu una minaccia di querela da parte di uno studio legale di punta a Roma. Papotto è cosciente che gli studi legali in questione si appoggiano su medici legali, specialisti, visite gratuite per riscontrare il possibile nesso tra danno e atto medico. «E' vero, dietro una denuncia c'è sempre un medico che si è venduto per 500 euro, tanto costa l'impegno richiesto, e se il 97% delle cause penali contro medici si risolvono con il non luogo a procedere questi medici si vendono per poco. Fermo restando che il cittadino deve essere curato al meglio e che in caso di danno deve poter accedere a risarcimento, gli Ordini dovrebbero intervenire sull'uso temerario dei contenziosi». Papotto sottolinea che finora non gli è arrivata alcuna solidarietà dagli avvocati, «se non dal mio. Solidale invece il mondo medico, a partire dal presidente della Fnomceo Filippo Anelli, da Cgil Medici e da Silvestro Scotti, presidente Omceo Na, che si è appellato al Legislatore per regolamentare un settore «ormai fuori controllo». Quanto al Procuratore di Milano Siciliano, parla di «un carico insensato di fascicoli che non ci possiamo permettere». Anche perché ci sono gli altri contenziosi ad attendere.
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