Politica e Sanità

set142016

Lavra (Ordine Roma): tutelare la professione medica come patrimonio sociale

«La deontologia può essere la porta d'ingresso per ridare alla professione medica il giusto peso e la giusta collocazione nella società». A parlare è Giuseppe Lavra, nuovo presidente dell'Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri che, in un'intervista rilasciata a DoctorNews a pochi giorni dalla nomina, ribadisce la necessità di una maggiore comunicazione tra le professioni sanitarie, ma soprattutto fra Ordine e Regione. «Al di là degli annunci di Zingaretti, continuo a sperare che in questa mia nuova veste io possa confrontarmi con lui sulle problematiche del Ssr nel più breve tempo possibile».

Presidente, che impronta vuole dare al nuovo corso dell'Ordine di Roma?
Confermo quanto ho detto più volte circa la mia volontà di continuare il percorso che in qualità di vice presidente, avevo sempre condiviso con l'amico e collega Roberto Lala scomparso, purtroppo, prematuramente. Per noi prima, e per me ora, è molto importante affermare la tutela della professione non intesa in senso corporativo, ma intesa come patrimonio sociale.

Perché è importante questo processo di riaffermazione del ruolo del medico?
Perché se non rimettiamo in piedi la nostra professione, ridandole la posizione che non può non avere nel nostro Paese, non faremo altro che impoverire l'intero tessuto sociale. Bisogna individuare le criticità e risolverle nell'interesse non della categoria in sé, ma della società tutta.

Quali sono le criticità da smussare interne proprio alla professione?
Prima di tutto, dobbiamo capire che questa nostra professione ha delle difficoltà legate al fatto che la complessità del sapere applicato e la tecnologia hanno realizzato un contesto diverso a cui probabilmente abbiamo fatto fatica ad adeguarci. Da qui si fa strada la necessità che la formazione del medico sia più curata sotto alcuni aspetti, che vanno al di là della necessità di continuare a curare le competenze tecniche.

Ci spiega meglio?
Voglio dire che c'è una necessità assoluta di affinare le capacita di comunicazione, di affinare gli aspetti etici e deontologici. E poi la necessità di recuperare tra gli attori della sanità la consapevolezza che tutti debbono svolgere il proprio ruolo in ragione delle proprie competenze. E soprattutto cercare di chiarire alcuni aspetti, della fase clinica e dell'assistenza, che vanno gestiti di concerto con le altre professioni sanitarie, armonizzando piuttosto che indugiando su atteggiamenti di conflittualità più o meno camuffata. La deontologia può essere la porta d'ingresso per ridare alla professione medica il giusto peso e la giusta collocazione.

Negli ultimi tempi dalla Regione Lazio arrivano rassicurazioni per medici e infermieri su nuove assunzioni a tempo indeterminato. È una buona notizia?
Quello che voglio dire è che al di là degli annunci di Zingaretti continuo a sperare che in questa mia nuova veste io possa confrontarmi con lui sulle problematiche del Ssr nel più breve tempo possibile. Ho l'impressione che ciò sarebbe più utile a chi governa il sistema, piuttosto che a noi. Detto questo, posso confermare che le criticità che abbiamo in questo servizio sanitario regionale sono anche, dal mio punto di vista, una ancora non riuscita messa in rete di tutti i servizi delle cure primarie. Nell'ambito del servizio ospedaliero, invece, manca un grande intervento che elimini la piaga del precariato che in questo momento nella regione Lazio è più alta che altrove.

Dunque, presidente, nel messaggio a Zingaretti cosa manderebbe a dire?
Direi sicuramente che se riusciamo finalmente a confrontarci con le istituzioni, dando il nostro competente contributo, potremmo affrontare le vere criticità del sistema. Senza migliorare questo colloquio e questa possibilità di confrontarsi, non andremo molto avanti. Mi piacerebbe, come avviene in altre regioni, un atteggiamento più collaborativo.


Rossella Gemma
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