Politica e Sanità

ago42017

Laurea medicina, da AlmaLaurea dati incoraggianti su occupazione e retribuzioni

La laurea ancora tiene, ma soprattutto quella nelle professioni sanitarie. A cinque anni dal titolo, si lavora nell'84% dei casi, oltre la metà dei giovani è assunta a tempo indeterminato e la quota dei lavoratori autonomi sfiora il 20%. I tassi di occupazione e le retribuzioni più elevate li registrano, dunque, i laureati in medicina e professioni sanitarie più in generale, oltre che gli ingegneri. I dati sono del XIX Rapporto AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati, mostrano come la laurea continui a rappresentare un investimento contro la disoccupazione, soprattutto nel lungo periodo. Tra uno e cinque anni, infatti, tutti gli indicatori esaminati, tasso di occupazione, tasso di disoccupazione, tipologia dell'attività lavorativa, retribuzioni, migliorano sensibilmente per tutti i gruppi disciplinari presi in esame, a riprova dell'efficacia del titolo di laurea nel medio termine. Dal Rapporto AlmaLaurea, che ha coinvolto oltre 75 mila laureati magistrali biennali del 2011 a cinque anni dal conseguimento del titolo, emerge che il tasso di occupazione è pari all'84%; tra i laureati a un anno dal titolo e a cinque anni, la percentuale è aumentata significativamente, dal 72 all'84%. «Dobbiamo sempre tenere presenti le peculiarità dei giovani medici, non solo rispetto ai laureati in genere ma anche ai laureati delle altre facoltà in ambito sanitario - spiega a DoctorNews33 il segretario Fnomceo, Sergio Bovenga - Dopo la laurea, infatti, il medico, per inserirsi a pieno titolo nel mondo del lavoro, deve continuare la sua formazione, iscrivendosi alle Scuole di Specializzazione o al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale. AlmaLaurea, nel valutare la condizione di "occupato" tiene conto anche delle attività di Formazione, sia pure se retribuite. Molti dei medici che risultano occupati a cinque anni dalla laurea altro non sono che specializzandi con borse di studio. L'inserimento nel mondo del lavoro, con un contratto a tempo indeterminato, è molto più lungo per un medico rispetto agli altri professionisti, anche a causa del gap tra numero di laureati e posti nelle Scuole, che tiene "parcheggiati" molti giovani in attesa di riuscire a completare il percorso formativo».

Ma è anche sulle retribuzioni che i laureati di ingegneria e delle professioni sanitarie si posizionano in vetta alla classifica: rispettivamente 1.717 e 1.509 euro. «Anche qui bisogna distinguere tra i diversi professionisti della sanità, e addirittura tra medici e medici- aggiunge Bovenga -. Se è infatti vero che questa cifra corrisponde all'incirca alla media dei contratti di specializzazione, gli iscritti al Corso di Formazione in Medicina Generale percepiscono un rimborso di molto inferiore, che qualche volta arrotondano con sostituzioni di Mmg e guardie mediche. Comunque, guardando al futuro prossimo, è vero che qualcosa si sta sbloccando: abbiamo bisogno non di più laureati, ma di più medici che abbiano portato a termine il loro percorso formativo, e possano andare a sostituire i professionisti che andranno in pensione nei prossimi dieci anni». Al di là, dunque, delle polemiche sul blocco del turn over e sulle ore di servizio prestate in ospedale che spesso sforano quelle previste da contratto, medici, infermieri e operatori sanitari sembrano ancora galleggiare in un mercato del lavoro che non fa sconti ai giovani laureati.


Rossella Gemma
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