Politica e Sanità

feb12019

La Germania si prende il meglio dei medici italiani. A rischio molte specialità

Il reclutamento di medici italiani da parte di ospedali nordeuropei è una realtà che potrebbe tagliare le gambe anche a breve a molte specialità del nostro servizio sanitario. Ma bisogna rendere onore al merito: gli stranieri hanno seguito come andava la demografia medica in Italia, le istituzioni nostrane non lo hanno fatto. La riflessione è implicita nelle parole di Enrico Reginato past president della Federazione Europea Medici Specialisti ed esperto di sanità internazionale: gli ospedali tedeschi come Katholisches Krankenhaus Hagen che ha diffuso un volantino in cerca di neurologi, cardiologi, anestesisti, psichiatri, internisti, hanno per target «non neo-specialisti ma bravi medici abilitati da specializzare in Germania, e in parallelo da far impratichire nella lingua e sanno di poterne trovare qui migliaia. Che invece ci vorrebbero nelle strutture italiane».

«Il sistema tedesco -dice Reginato- mette in condizione di saper fare di tutto in sei mesi, e va anche smitizzato il fatto che non esporti medici; da tutti i paesi di lingua tedesca o affine gli aspiranti medici vengono a studiare e impratichirsi in Germania e poi tornano a casa o vanno in paesi dove gli stipendi sono molto buoni, ciò fa della Germania il secondo esportatore di medici dopo la Romania e prima dell'Italia». Non siamo dunque quelli che perdono più camici, «ma se aggiungiamo gli esodi e l'impossibilità di colmarli siamo il paese che rischia di perdere più medici. In assoluto - continua Reginato -nel 2020 in tutta l'Unione Europea mancheranno 260 mila medici, pari al 13,5%. Se è vero che ci sono paesi solo-importatori come il Regno Unito (ed è tutto da capire cosa avverrà con la Brexit), è altrettanto vero che gli ospedali tedeschi hanno fame di operatori. E la Germania, importando comunque più personale di quanto ne esporti, ha calibrato da tempo la sua formazione anche sulla base di quanto avveniva in paesi come il nostro dove da anni si sa che la pletora sarebbe terminata e ci saremmo approssimati a un periodo in cui i giovani medici sarebbero stati sottoutilizzati pur essendo insufficienti a rimpiazzare quanti si pensionavano».

Arriviamo ai giorni nostri, con emissari di grandi ospedali -Berlino, tanta Renania-Vestfalia (Dusseldorf, Colonia), Amburgo - che offrono contratti di formazione specialistica di 5 anni, stipendi da 4402,38 euro al mese, contro i nostri 2 mila (se può consolare i nostri sono netti e i loro no), 30 giorni di ferie all'anno, più un piano di integrazione e supporto dopo l'arrivo che passa per una casa nei paraggi della struttura e un programma di apprendimento del tedesco e d'ambientamento nella clinica. «Altri paesi hanno buone condizioni di lavoro. La Francia ha un 24% di medici stranieri, ma c'è un esame annuale che orienta alla specialità con una graduatoria dove, a seconda di come ti piazzi, puoi finire nella specialità prediletta o in un'altra; puoi ritentare un anno dopo, ma intanto il tempo va. Stesso ostacolo in Spagna. In Germania, invece, suoni il campanello, dici che vuoi fare l'ortopedico, mostri cv e documenti riconosciuti a livello europeo, e ti mettono al lavoro in vista del conseguimento della specialità da te scelta, che avviene in seguito». Le condizioni sono particolarmente allettanti per i medici di un'Italia che ha bloccato il turnover, e che «non applicava la direttiva europea sugli orari di lavoro finché come Fems non suonai io stesso l'allarme per la Commissione Ue».

Il problema è da noi, sottintende Reginato. «Dodici anni fa come Anaao Toscana con l'attuale segretario nazionale Anaao Assomed Carlo Palermo redigemmo una proiezione in cui illustravamo il peso demografico dei nati negli anni 50 e 60 nella dipendenza medica, pari al 70% delle destinazioni dei laureati in medicina italiani 25-27 anni dopo, e spiegavamo come nel 2017 sarebbero andati in pensione i nati nel '50 e sarebbe seguito un "diluvio". Avremmo avuto bisogno di reclutare per il Ssn tutti i laureati, me avvertimmo che con il blocco dei posti nelle specialità non sarebbe stato sufficiente assorbire tutti quelli che servivano. Le istituzioni non solo non avevano fatto analoghi lavori, ma non ci ascoltarono». Risultato: in questi anni si è creata una sacca di medici in cerca di titolo. «Poco tempo fa in Fnomceo illustrai che il problema non è mai stato quello di "aprire" il numero ai corsi universitari di Medicina, ma utilizzare questi medici laureati: se anche per assurdo nel 2016 avessimo smesso del tutto di immatricolare nei corsi, utilizzando i laureandi a tutto il 2022 e successivamente i laureati rimasti fuori, avremmo comunque smaltito tutti nel 2027; il problema sarebbe più arginabile. Ricordo che negli anni Settanta c'era il tirocinio, chi non era specialista dopo 6 mesi poteva svolgere compiti specialistici negli ospedali e che anche nelle specialità più "toste" come radiologia o anestesia, invece di farsi 3-4 anni, il medico poteva accedere con un anno di tirocinio. Questa possibilità in Italia non c'è più, in Germania no. Solo che dopo in Germania hanno programmato i fabbisogni in base agli esodi dei medici, in Italia non lo abbiamo fatto».


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