Politica e Sanità

nov72018

Intramoenia, pagare il medico ospedaliero per rinunciare a quote di libera professione. Ecco la proposta

Si può pagare il medico ospedaliero per rinunciare a quote di libera professione in cambio di nuova attività istituzionale per combattere le liste d'attesa? E quest'ultima attività straordinaria non rischia di far sforare all'ospedale i vincoli della direttiva europea 66/03 che impone massimo 48 ore di lavoro settimanali? Il tema contrappone indirettamente Toscana e Umbria: due regioni vicine, entrambe a giunta di centrosinistra, ai vertici della qualità in sanità, l'una migliore di tutte nell'erogare i livelli essenziali di assistenza, l'altra che la segue a ruota ed è tra le tre regioni "benchmark", esemplari per come spende in sanità. Ma se in Toscana il governatore Enrico Rossi, da sempre convinto che l'intramoenia cresca dove le attese dei pazienti sono lunghe, intende "trasformare", pagandole, ore di libera professione in attività istituzionale, a Perugia l'assessore Luca Barberini gli risponde: «Vorremmo anche incrementare le fasce orarie ma la direttiva europea impone ai medici prestazioni in un arco temporale che non può essere superato. Se sfori l'orario di lavoro, si rischiano sanzioni».

In realtà Barberini risponde a una mozione di Fdi che vorrebbe introdurre gli "ambulatori by night" con ecografi ed elettrocardiografi disponibili fino alle 24 nei giorni feriali e anche il sabato pomeriggio. È stato fatto in Lombardia, Veneto e soprattutto in Friuli Venezia Giulia. In Toscana peraltro suscitano polemiche i precedenti del governatore in tema d'intramoenia. L'acquisto di prestazioni da medici in libera professione è già stato attivato a primavera per abbattere le liste d'attesa nelle prestazioni chirurgiche programmate e a giugno per le visite ambulatoriali cardiologica, ginecologica, oculistica, neurologica, dermatologica, ortopedica, otorinolaringoiatrica. Con lo stesso criterio a oneri zero per il cittadino la Regione mira ad acquistare altre ore dove più le attese sono lunghe pagandole come attività istituzionale al dipendente nella veste di libero professionista. In Umbria si dovrebbe optare per una scelta più "leggera": la spesa per prestazioni di laboratorio, radiologia, ambulatoriali è aumentata di un anno in media di un 3% e mancano risorse per assumere, quindi vanno semplicemente raggiunti target di attesa migliori nelle due province di Perugia e Terni ("raggruppamenti a km zero"), scorporate le prestazioni per anziani e bambini, coinvolti gli specialisti nel valutare l'appropriatezza di ricette provenienti dai medici del territorio. Niente stravolgimenti anti-direttiva.

Peraltro, Rossi, che nel 2016 aveva proposto una legge nazionale per abolire la libera professione intramuraria, oggi si limita a sottolineare come quest'ultima non possa essere espletata al di là delle 48 ore settimanali massime di lavoro indicate dall'Unione Europea, e come l'attività extra dei medici vada recuperata nell'ambito dell'orario settimanale esteso. Al più, ventila l'abolizione della sola attività libero professionale extramuraria, vista in concorrenza con quella degli ospedali del servizio sanitario pubblico. La risposta dei sindacati, per inciso, non si è fatta attendere: il problema sta nella carenza di personale, sottolinea Cimo. E il segretario Anaao Assomed Carlo Palermo replica sottolineando tre concetti. Primo, non è affatto certo che il federalismo consenta simili margini di manovra a una regione: «Il Presidente Rossi, peraltro in aperta contraddizione con se stesso, da un lato attacca il regionalismo differenziato e dall'altro, attraverso una proposta di legge regionale, ne vorrebbe utilizzare gli strumenti per modificare lo stato giuridico dei medici dipendenti della Toscana». Secondo, non sembrano esserci fondi per la campagna acquisti tra i liberi professionisti, «le risorse per pagare gli straordinari, necessari per garantire i servizi essenziali ai cittadini, terminano dopo pochi mesi, né la Legge di Bilancio 2019 prevede i finanziamenti necessari per aprire una stagione di assunzioni che incida strutturalmente sulle vere cause delle liste d'attesa». Terzo, le Regioni non parlano mai di incrementare l'offerta di servizi per i cittadini utilizzando le risorse che esse incassano dall'attività libero professionale intramoenia dei medici dipendenti Ssn: si tratta di «oltre 300 milioni di euro annui, al netto della tassazione Irpef, una cifra ben superiore ai miseri 50 milioni annui previsti nella nuova Legge di Bilancio».

Mauro Miserendino


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