Politica e Sanità

ott122017

Influenza, Censis: gli italiani non la temono e ne sottovalutano i rischi

Quasi tutti gli italiani con più di 50 anni conoscono l'esistenza di un vaccino antiinfluenzale ma moltissimi ancora non sanno che l'infezione può avere rischi letali. Il 90,9% degli italiani over 50 sa che è causata da virus che ogni anno subiscono una mutazione, dando vita a diverse forme di influenza stagionali. L'87,7% pensa che è molto contagiosa perché si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie (tosse, starnuti). Il 71,7% sa che si trasmette anche attraverso il contatto con oggetti contaminati. Ma solo il 45,7% sa che può rimanere contagiosa per diverso tempo sin dal periodo di incubazione. Questi i dati principali contenuti in un sondaggio condotto dal Censis, con il supporto non condizionato di Sanofi e presentato ieri a Roma da Ketty Vaccaro responsabile dell'area Salute e Welfare dell'istituto di statistica. All'indagine è stata assegnato il titolo "La vaccinazione antinfluenzale, il punto di vista dei cittadini" ed è stata condotta su un campione di popolazione con più di 50 anni di età.

Uno dei dati più importanti che è stato esposto riguarda il fatto che solo il 23% delle persone si vaccina perché si sente a rischio per motivi legati all'età. Secondo quanto esposto da Ketty Vaccaro proprio in questo elemento si può trovare l'anello debole della catena di assistenza alle persone anziane che si potrebbe spezzare sotto il carico delle epidemie influenzale, dal momento che la popolazione italiana sta invecchiando rapidamente

«La diffusione della vaccinazione contro l'influenza negli over 65» ha spiegato Vaccaro «nel nostro Paese è pari al 34%. Del tutto insufficiente a garantire una prevenzione efficace delle complicanze nella popolazione e molto inferiore a quanto si registra nel Regno Unito (71,1%), in Spagna (56,1%) o in Francia (50,8%). Un quadro aggravato dal fatto che abbiamo rilevato che tra gli over 70 circa un italiano su quattro non considera l'influenza una malattia grave».

Inoltre i dati sulla vaccinazione degli anziani sono in discesa. L'indagine presentata a Roma riferisce che la copertura vaccinale tra gli over 65 (per i quali la vaccinazione è offerta gratuitamente e somministrata dal medico di famiglia) ha raggiunto un picco massimo nella stagione 2005-2006 (68,3 per cento), ma poi si è progressivamente ridotta fino a 16 punti percentuali in meno: nella scorsa stagione 2016-2017, ha raggiunto solo il 52%».

Un calo che potrebbe avere varie cause, secondo Ketty Vaccaro ma tutte, in ogni caso, con una soluzione. «La riduzione della tendenza a vaccinarsi» ha aggiunto l'esperta del Censis «può essere dipesa dal grado di fiducia. Il 32,9% degli italiani over 50 afferma di fidarsi "molto" delle vaccinazioni (e la fiducia aumenta al 41,3% tra gli ultrasettantenni e al 40,7% tra i laureati). Il 51,2% si fida "abbastanza", "poco" o "per nulla" il 15,9%. Tra questi ultimi, ci sono soprattutto abitanti del Sud (19%) e persone meno istruite (26,6%). Quello che dobbiamo fare è lavorare con intensità e insistenza proprio su queste fasce di popolazione "perdendo" tutto il tempo che serve per indurre nella popolazione l'autoconsapevolezza dei rischi che si corrono. Una politica, insomma, centrata sulla prevenzione, dell'influenza e delle sue complicazioni».

Un'azione di questo tipo non può essere messa in campo senza il contributo dei medici di famiglia. Proprio per questo alla presentazione dell'indagine era presente Tommasa Maio, responsabile area vaccini Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale)

«La società sta invecchiando, cambia la propria composizione demografica e con questa quindi deve cambiare la nostra strategia di counseling degli anziani e dei loro parenti più prossimi. Perché il medico di famiglia non è solo il medico della persona ma anche quello dalla famiglia. Dico questo perché il nostro è un punto di vista privilegiato che ci permettere di osservare e conoscere l'evoluzione delle salute degli interi nuclei familiari. Possiamo quindi lavorare sulla prevenzione delle patologie e in questo campo la vaccinazione influenzale costituisce un pilastro irrinunciabile che, a seconda dei casi, può essere somministrata direttamente all'anziano oppure, quando esistano delle controindicazioni al vaccino, anche a tutta la sua famiglia, in modo da proteggerli meglio possibile, almeno all'interno delle proprie abitazioni.
Su di questo poggia tra l'altro anche la sostenibilità del sistema, dal momento che uno dei successi della prevenzione è costituito da sostanziali risparmi di risorse pubbliche».

Tutti questi temi sono stati affrontati e confermati anche da Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di Sanità. «Negli ultimi mesi» ha affermato «si è parlato moltissimo dell'introduzione dell'obbligo vaccinale per i bambini in età scolastica. Nel caso degli anziani tuttavia non credo sia il caso di pensare a un provvedimento simile ma bisogna comunque lavorare molto e molto bene adattando gli interventi a questa specifica fascia di popolazione».

Quattro secondo Riccardi sono i baluardi da perseguire: la vaccinazione degli operatori sanitari, la semplificazione della comunicazione che deve essere adattata alla popolazione purtroppo poco istruita o molto male informata, conseguente aumento deciso delle coperture della popolazione anziana e, ultimo ma non ultimo, forte contrasto dell'antibioticoresistenza. Un fenomeno, quest'ultimo che non può che preoccupare, dal momento che quando l'influenza si complica è proprio a causa di sovrainfezioni batteriche che possono sfociare in polmonite. Proprio riguardo a questa complicanza, Ricciardi ha fornito un dato che fornisce la misura del problema: «Durante un recente meeting internazionale tenuto in Inghilterra» ha concluso Ricciardi «sono venuto a conoscenza di uno studio di prossima pubblicazione che afferma che contrarre la polmonite aumenta del 30% il rischio di morte entro un anno. Non esiste altra patologia che implichi un indice di mortalità così alto».


Gianluca Casponi


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