Politica e Sanità

apr132018

Indagini radiologiche, Privitera (Sirm): serve innovazione tecnologia

L'incontro "Vetustà ed obsolescenza del parco tecnologico" promosso dall'Associazione Dossetti, che si è tenuto a Roma nei giorni scorsi, ha affrontato un tema particolarmente attuale, dato l'imminente avvio dell'iter di una proposta di legge per l'ammodernamento tecnologico delle apparecchiature di diagnostica per immagini. Come spiega Carmelo Privitera, presidente della Società italiana di radiologia medica (Sirm), «il parco tecnologico radiologico italiano ha una percentuale di vetustà molto alta e questo andrà a confliggere con la nuova normativa europea sulla radioprotezione, che già avrebbe dovuto essere recepita entro il febbraio scorso». Insomma, rischiamo una procedura di infrazione e probabilmente ci adegueremo entro l'estate.

«La normativa - dice Privitera - prevede, da parte del medico radiologo, l'obbligo di dichiarare sul referto la dose di radiazione a cui è stato esposto il paziente per quell'esame. Questo creerà una sensibilità nell'opinione pubblica e verrà fuori il problema dell'obsolescenza, soprattutto del parco tecnologico convenzionale che rappresenta il 60% delle indagini: in Italia si fanno circa 110 milioni di indagini radiologiche all'anno, di cui almeno 65, 70 milioni sono indagini convenzionali».

Ci si chiede dunque come procedere per cambiare il reparto tecnologico e Privitera invita a prestare attenzione al fatto che «la macchina nuova non definisce da sola il livello qualitativo della prestazione, ma è una condizione di base affinché si possano rispettare il più possibile le norme di radioprotezione, che comunque in Italia sono ampiamente sotto controllo, ma poi ci vuole la professionalità; si deve condurre l'indagine più appropriata possibile, e la dose di radiazione si riduce anche evitando esami inutili, facendo l'esame e conducendolo fino al punto in cui interessa, senza fare proiezioni aggiuntive quando si ha la certezza della diagnosi». Secondo il presidente Sirm è importante che passi il concetto di vetustà clinica e non cronologica, perché anche macchine che sono in produzione da un tempo piuttosto lungo possono essere utili in alcuni ambiti, mentre possono esserci macchine relativamente recenti ma già obsolete a fronte dell'evoluzione delle procedure. «Bisogna agire con buon senso, comprando sulla base delle esigenze del sito in cui si installa la macchina. Non dobbiamo instillare nell'opinione pubblica il dubbio che siamo assistiti male perché le macchine sono vecchie e che sia sufficiente cambiarle, quello che più conta è la filiera di procedure e professionisti coordinati dai radiologi, che devono essere adeguatamente formati e in numero sufficiente».
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