Politica e Sanità

apr62021

Il Recovery Plan è pronto per essere presentato all'Europa. Ok dal Parlamento. Ecco gli obiettivi

Il Recovery Plan italiano c'è ed è pronto per essere presentato all'Unione Europea. Le Commissioni di Camera e Senato hanno concluso le audizioni al termine delle quali è stato elaborato un documento di 200 pagine di analisi complessiva e per commissione, che indica tre grandi missioni per l'Europa di domani: transizione digitale, transizione ecologica ed inclusione sociale. L'Italia dovrà tenerle presenti per realizzare i sei obiettivi che si è proposta di realizzare con 200 miliardi di fondi europei (la prima tranche da 25 milioni arriverebbe a giugno): transizione verde, trasformazione digitale, crescita intelligente, coesione sociale, salute e resilienza economico-sociale-istituzionale, politiche per la prossima generazione. Le case di comunità non bastano, come perno della missione Salute: il documento chiede una riforma della medicina territoriale, almeno nelle regioni del Sud e in aree del Nord dov'è poco curata, e di accelerare "sulla formazione del personale e sulla realizzazione del fascicolo elettronico". Da Next Generation per il Sud il premier Mario Draghi ha annunciato l'arrivo altri 96 miliardi di fondi Ue di coesione nei prossimi anni. Questo mese dal ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, per applicare il "Recovery" o Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è atteso un decreto foriero di assunzioni nei vari settori. Tra gli interventi nel testo parlamentare quello della Commissione Ambiente della Camera che chiede di "valutare l'apporto del capitale privato", quello della commissione Politiche Ue che chiede al governo un cronoprogramma con obiettivi intermedi e finali, e misurabili e quello della Commissione Igiene e Sanità del Senato che accogliendo molte proposte M5S integranti inclusione sociale e "green": riforma delle Rsa; vaccini e anticorpi prodotti in Italia ed accesso alle terapie innovative; screening neonatali per la diagnosi di malattie rare; specializzazione medica post-laurea in medicina ambientale; UO di medicina ambientale nei dipartimenti di prevenzione; dipendenze patologiche (alcol, stupefacenti, sostanze psicotrope, gioco d'azzardo) inserite nel piano nazionale prevenzione. Ma come si preparano gli stakeholders, inclusa la pubblica amministrazione, alle transizioni digitale ed ecologica? Il tema è al centro di recenti sondaggi a cura di Edra, presentati nel web meeting "la nuova digitalizzazione e le sue sfaccettature", che hanno coinvolto stakeholders dei settori farmaceutico, urbanistico, giustizia, turismo ed economia. Per il 78% dei chief information officer interpellati, le aziende farmaceutiche stanno cogliendo solo in parte le potenzialità del digitale: c'è stata un'impennata in corrispondenza con la pandemia, ma se l'industria del farmaco ha certo capacità tecnologiche da protagonista, serve flessibilità per adeguarsi alle necessità del mondo dell'assistenza, come spiega Roberto D'Attili Digital Director Pfizer. Le app che più si vorrebbe sviluppare sono quelle dedicate al monitoraggio della salute quotidiana (75% dei rispondenti al sondaggio), al tracciamento delle visite (56%) oppure al teleconsulto (56%) e alle informazioni sulle patologie principali (50%). Negli ultimi anni il 50% delle aziende ha prodotto dispositivi medici digitali o collegati ad app, il 18,75% li ha in programma nei prossimi mesi. D'Attili ricorda la strada intrapresa dalla Germania con una recente legge che rende prescrivibili dal medico di famiglia le app di monitoraggio della salute. C'è poi il tema politico, a chi spetta realizzare la transizione, governo o regioni. Per Gianluca Polifrone, esperto di sistemi informatici In sanità, la digitalizzazione andrebbe trainata dallo stato, per velocizzarla e consentire ai database regionali di comunicare tra loro. Ma urge un cambio di passo, Polifrone ricorda il fallimento del tracciamento dei contagiati di Covid-19: ci fossero stati operatori formati dedicati anche il contenimento della pandemia con l'app Immuni sarebbe stato potenzialmente fattibile. L'incontro offre anche la possibilità di affacciarsi sull'altra faccia del Recovery Plan, le "smart cities": gli stakeholders vogliono accelerare su informatizzazione di trasporti, energia, ambiente; ciascuno dei temi è quotato da 6 intervistati su 10 e oltre 6 su 10 dicono che disporre di big data impatterà sulla riorganizzazione dei servizi urbani. Più indietro il mondo della giustizia dove pure impressiona l'accelerazione dei servizi in remoto in pandemia.

Mauro Miserendino
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