Politica e Sanità

feb32021

Il Recovery Plan è la prima grana del Governo in embrione. Gimbe e Fnopi chiedono regole e riforme su personale sanitario

Dopo l'incarico dato a Mario Draghi di sondare le forze politiche per un nuovo governo in piena pandemia da Covid-19, alla Camera continuano le audizioni sul Recovery Plan italiano. Se dovesse nascere il nuovo governo sarà chiamato a presentare il "piano nazionale di ripresa e resilienza" entro aprile all'Unione europea. Sui 20 miliardi richiesti all'Europa per la sanità si è dunque continuato a dibattere in Commissione Affari sociali.

Di particolare interesse per le policy territoriali le audizioni di Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe e Barbara Mangiacavalli presidente della Fnopi-Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche. Metodologo clinico ed esperto di economia, Cartabellotta osserva che i 20 miliardi dedicati dal Pnrr alla sanità sono pochi per sviluppare due capitoli vasti quali assistenza di prossimità e digitalizzazione. Nel primo rientrano: 2564 nuove case di comunità che dovranno riferirsi a tutti gli italiani ma dare risposte specialmente a 13 milioni di pazienti cronici di cui 8 mono e 8 polipatologici; 575 centrali da istituire per guidare l'assistenza domiciliare integrata perché medico di famiglia, specialista e infermiere seguano 500 mila over 65 in più a casa; 753 nuovi ospedali di comunità. A monte servono due cose, definire gli standard assistenziali territoriali (qualche regione ha già tariffato tali percorsi e le reperibilità delle figure) e le regole d'ingaggio tra professioni a livello centrale, in un panorama che invece da una regione all'altra presenta diversi meccanismi contrattuali ed un diverso peso del settore privato profit e non.
Nel secondo capitolo, 9 miliardi in tutto, ci sono 675 interventi antisismici, 2648 interventi per acquisto di nuova tecnologia, più stanziamenti mirati tra cui un miliardo per i sistemi informativi, 300 milioni per la ricerca, 200 per la formazione degli operatori, ma non si è stabilito quali persone e qualifiche servano ad attuare il cambiamento. Inoltre, nel Piano non ci sono scommesse sui "fondamentali". Ad esempio, la prevenzione resta ancorata al 5% del fondo sanitario e c'è poca health service research che servirebbe ad adottare nuove tecnologie e metodiche organizzative almeno in parte collaudate. Sollecitato dai parlamentari sul passaggio a dipendenza dei medici di famiglia, dice Cartabellotta che «una revisione del sistema delle cure primarie, non può non passare per la definizione di nuove misure contrattuali, vadano esse verso la dipendenza o la permanenza del rapporto convenzionale; se al contrario si lascia fare, come adesso, agli accordi regionali, le modalità assistenziali saranno sempre più frammentate». Sull'assistenza domiciliare, Cartabellotta avverte: il nodo è «la flessibilità negli spostamenti dei professionisti. Medico di famiglia, specialista, infermiere devono poter venire in casa».

Mangiacavalli ammonisce che a poco serviranno Case di comunità e altri servizi pensati dal Piano se non sarà garantita quella multiprofessionalità e multidisciplinarietà che passa per il decollo dell'infermiere di famiglia e comunità. La presidente Fnopi, 454mila infermieri rappresentati, ricorda come secondo il 16° rapporto Crea Sanità dell'Università di Tor Vergata di Roma manchino almeno 162.972 infermieri rispetto al complesso della popolazione e ben 272.811 se rapportati ai tanti over 75. Grazie al Pnrr si dovrebbe inoltre identificare il ruolo della professione nei vari setting assistenziali, ripensare i percorsi di studio e di carriera, sviluppare percorsi specifici per l'infermiere nella telemedicina e teleassistenza. Centrali invece le riflessioni di Gimbe sulla ricerca. Per Cartabellotta, i 300 milioni fin qui puntati dal Pnrr «sono poca cosa rispetto agli investimenti che caratterizzano il settore: difficilmente daranno ritorni, difficilmente entreranno nel volano del sistema dei brevetti (per sviluppare una nuova molecola serve un miliardo in media ndr). Ma essendo prestiti che pagheranno le nuove generazioni, i soldi del Recovery Fund europeo per l'Italia, una volta investiti, devono innanzi tutto portare ritorni. Da citare infine, in tema di pediatria, Paolo Siani deputato dem, che per Save the Children rilancia la richiesta dell'Intergruppo Infanzia sulla necessità di un Piano straordinario infanzia sulla presa in carico del bambino e della sua famiglia già durante la gravidanza della madre. «Lasciare al loro destino i bambini, specie se di famiglie in difficoltà economica, significa condannare una parte consistente della popolazione alla marginalità e determinare per la società un carico di povertà e di devianza».

Mauro Miserendino
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