Politica e Sanità

apr72022

Giornata mondiale della Salute, l'allarme Oms: il 99% della popolazione mondiale respira aria inquinata

Novantanove persone su 100, ovvero quasi l'intera popolazione mondiale, respira aria inquinata, con effetti sulla salute che si manifestano anche a livelli di smog molto più bassi di quanto si pensasse fino a qualche anno fa. È l'allarme lanciato dall'Oms, in occasione della Giornata mondiale della Salute del 7 aprile ha aggiornato il database sull'esposizione all'inquinamento, inserendo, per la prima volta, le misurazioni delle concentrazioni di biossido di azoto. «Le attuali preoccupazioni energetiche sottolineano l'importanza di accelerare la transizione verso sistemi energetici più puliti e sani», ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms, che invita a «muoversi più velocemente verso un mondo che sia molto meno dipendente dai combustibili fossili». I dati dell'Oms indicano che 4,2 milioni di persone muoiono ogni anno per l'esposizione all'inquinamento atmosferico (outdoor), oltre ai 3,8 milioni i cui decessi sono legati ai fumi domestici prodotti da stufe e combustibili sporchi (indoor). Le persone che vivono nei paesi più poveri sono le più esposte, mentre l'Europa e il Nord America sono le aree che hanno una maggiore raccolta dati sulla qualità dell'aria. «Dopo essere sopravvissuti a una pandemia, è inaccettabile avere ancora 7 milioni di decessi prevenibili e innumerevoli anni di buona salute persi a causa dell'inquinamento», spiega Maria Neira, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell'Oms. Negli ultimi 15 anni sono aumentate le prove scientifiche dei danni causati all'organismo dall'inquinamento, così come le prove che questi danni vengono prodotti anche da livelli bassi di inquinanti. Ciò ha portato l'Oms, con le ultime Linee Guida sulla qualità dell'aria pubblicate a settembre 2021, ad abbassare i livelli tollerati per sostanze come monossido di carbonio, particolato atmosferico, ozono, diossido di zolfo. Il nuovo database dell'Oms include per la prima volta misurazioni del biossido di azoto (NO2), un comune inquinante urbano, e circa 2.000 città in più che monitorano il particolato, PM 10 e PM 2.5, provenienti da combustibili fossili, rispetto all'ultimo aggiornamento, con un aumento di quasi 6 volte da quando il database è stato lanciato nel 2011. Nonostante questi progressi, «la cattiva notizia è che ancora la maggior parte delle città non rispettano le linee guida sulla qualità dell'aria», afferma Sophie Gumy, funzionario del Dipartimento ambiente e salute dell'Oms. Quello di un'aria più pulita è uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Secondo l'Oms, ha ricordato il commissario per l'Ambiente Virginijus Sinkevicius, «l'inquinamento è un killer silenzioso perché provoca centinaia di migliaia di morti premature ogni anno». L'attuale quadro normativo, che risale a oltre 10 anni fa, «ha permesso una riduzione delle emissioni industriali tra il 40 e l'85%», rivendicano i commissari Ue, ma si può fare di più. Alzare l'asticella, secondo le stime di Bruxelles, comporterà benefici per la salute per un valore di 7,3 miliardi di euro all'anno. La nuova direttiva impone agli Stati membri di utilizzare valori limite di emissione più severi quando rivedono i permessi o stabiliscono nuove condizioni di autorizzazione per le grandi installazioni industriali. Dovranno richiedere autorizzazioni di questo tipo anche le attività estrattive, le giga-factories essenziali per creare l'industria Ue delle batterie e gli allevamenti con più di 150 bovini da latte oppure 300 scrofe, 500 suini, 21mila polli da carne, 10mila galline ovaiole. Attualmente solo i mega-allevamenti di pollame (40mila capi) e suini (2mila capi) sono soggetti alle speciali autorizzazioni previste dalla direttiva. Il progetto della Commissione sulle emissioni inquinanti degli impianti industriali «spinge alla chiusura in Italia migliaia di allevamenti che si trovano già in una situazione drammatica per l'insostenibile aumento di costi dei mangimi e dell'energia provocati dalla guerra in Ucraina», attacca il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che paventa il rischio «di colpire la produzione nazionale ed europea per favorire le importazioni da paesi extracomunitari spesso realizzate senza il rispetto degli stessi criteri, sanitari, ambientali e sociali» dell'Ue. Plaude alle misure «contro i giganti dell'allevamento industriale» Greenpeace Europa. Per l'associazione degli imprenditori europei BusinessEurope, invece, la bozza di Bruxelles «arriva in un momento sbagliato» con proposte che potrebbero imporre «ulteriori ritardi nelle autorizzazioni, limitando la trasformazione industriale».
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