Politica e Sanità

ott122017

Giornata malattie reumatiche, Sir: serve accesso alle cure per tutti gli italiani

"Don't delay, connect today" è il claim dell'edizione della Giornata delle malattie reumatiche, che si celebra oggi, 12 ottobre, in tutto il mondo. «È uno degli argomenti clou della nostra campagna - conferma il presidente della Società italiana di reumatologia (Sir) Mauro Galeazzi- perché la diagnosi precoce e terapie adeguate, date al più presto possibile, fanno un'enorme differenza per i pazienti».

Malattie autoimmuni sistemiche come il lupus o croniche infiammatorie come l'artrite reumatoide sono gravi e più diffuse di quello che si pensa: «stimiamo di avere 300-350mila malati di artrite reumatoide in Italia; - afferma Galeazzi - sono pazienti a rischio di disabilità, di danno cronico e di invalidità irreversibile, mentre oggi abbiamo farmaci a disposizione che potrebbero benissimo prevenire qualsiasi disabilità. L'importante è dare la terapia entro tre-sei mesi dall'esordio della malattia».

Qui però c'è un problema, anch'esso messo al centro di questa giornata di sensibilizzazione dai reumatologi italiani. «Chiediamo - dice il presidente Sir - l'istituzione di un fondo nazionale, così come esiste per i pazienti oncologici, perché anche i nostri malati hanno il diritto di essere garantiti nell'accesso ai farmaci. Si tratta di farmaci biologici o comunque innovativi e sono molto costosi, ma il loro utilizzo è un investimento che può evitare costi ben maggiori in termini di disabilità. Nel nostro Paese si è però creata una situazione paradossale in cui le Regioni più virtuose possono dare i farmaci più moderni, mentre chi ha la sfortuna di essere nato in altre Regioni non ha la stessa possibilità di essere curato. E comunque, anche a livello complessivo, l'Italia è terzultima in Europa per l'accesso ai farmaci».

Galeazzi definisce insopportabile la disparità di trattamento tra i cittadini italiani; «inoltre vorrei parlare con un solo interlocutore e auspicherei che la salute dei cittadini tornasse in mano al ministero, mentre oggi abbiamo 21 assessori differenti che spesso di disinteressano delle leggi nazionali e fanno quello che vogliono: abbiamo di fatto 21 sistemi sanitari diversi».


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