Politica e Sanità

feb272022

Farmaci innovativi, la value based healthcare per recuperare i percorsi terapeutici. Ecco come funziona

Si chiama value based healthcare: è un metodo relativamente nuovo per remunerare i percorsi terapeutici dei farmaci innovativi. Principali obiettivi: conformarsi alle esigenze di cura dei pazienti migliorandone la qualità delle cure tenendo bassi i costi altrimenti insostenibili dei sistemi sanitari.

Una missione possibile, a patto che i sistemi sanitari lavorino con un'ampia messe di dati, a partire da quelli contenuti nei registri di trattamento. Come spiega a Sanità 33 Jens Grueger, PhD, Partner and Director, Market Access and Pricing in HealthCare, Boston Consulting Group, i "paganti", pubblici e privati, hanno bisogno di ben conoscere l'outcome dei trattamenti da essi offerti e non basta il dato dei trial clinici, servono dati di "real life". Anche per ridurre procedure e trattamenti non necessari. «In molte sanità pubbliche da una decina d'anni sono stati adottati registri di trattamento, che però tendono a funzionare specialmente in paesi piccoli, con sanità del tutto informatizzate (l'Estonia) oltre che in grado di trattare i dati in modo efficiente e sicuro evitando perdite o furti di dati». I grandi paesi occidentali scontano dei gap. Ma spesso, spiega Grueger, partono da prospettive differenti tra loro. «Se l'Italia ha iniziato con i registri di trattamento nel 2006 per capire meglio gli effetti dei farmaci innovativi, orientandosi a capire quali pazienti ricevano il trattamento giusto e come si fa a pagare solo per le somministrazioni che hanno dimostrato efficacia terapeutica, altri paesi hanno cercato di digitalizzare tutti i dati: ma è difficile, occorre rendere interoperabili ospedali e studi medici, e farli parlare in "sicurezza"; il Regno Unito -esemplifica Grueger- ha speso molto e il National Health System in questi anni si è accorto di quanto sia difficile disporre di una infrastruttura universale per attuare una Value based healthcare nelle specialità più complesse». In questi anni sono sorte compagnie che aiutano consumatori, servizi sanitari, industrie a dialogare e a costruire contratti per rendere accessibili farmaci costosi da utilizzare in modo mirato, remunerando pure l'innovazione dovuta ai grandi investimenti in ricerca sottostanti.
Lyfegen HealthTech AG è una di esse, «siamo nati con l'obiettivo di capire quanti pazienti accedano alle terapie cellulari e geniche in un ambiente di cura realmente sostenibile», dice Girisha Fernando, CEO & Founder Lyfegen HealthTech AG. «La nostra "vision" è salvare vite umane aiutando i pazienti a ricevere queste terapie al bisogno; abbiamo sviluppato un software che usa dati ed algoritmi intelligenti per aiutare payers ed industrie farmaceutiche a implementare accordi di acquisto basati sulla Value based health care».

Nello specifico, si adopera un software che digitalizza i dati utili a costruire contratti value based o manage entry agreements utilizzando dati da registri di trattamento o fascicoli sanitari online e processando esiti e prezzi con algoritmi così da offrire dati sulla performance di una terapia evitando sprechi ai servizi sanitari, rimuovendo barriere all'accesso alla cura e conferendo trasparenza». Probabilmente, il più alto valore aggiunto si ottiene sui provider, «uno dei peggiori ostacoli è il costo del farmaco. Le nostre soluzioni sono disegnate per migliorare gli accordi tra produttori e paganti; uno dei contributi chiave che possiamo portare è capire quale sia l'accordo giusto in relazione alla terapia, per definire i criteri per misurare "value" e "outcome" , per agevolare le domande d'immissione in commercio di farmaci realmente innovativi ai servizi sanitari, per mettere a fuoco le conoscenze con cui si possono migliorare ancora questi accordi». Grueger sottolinea come nei servizi sanitari restino ulteriori barriere da rimuovere per ottimizzare le performance dei contratti. Ad esempio, la privacy. «Oggi abbiamo meccanismi per assicurare che arrivi in commercio un farmaco efficace, ma servono dati sanitari e dobbiamo spiegare ai cittadini perché è importante trattare i loro dati sensibili, tenendoli però al sicuro; far capire che è peggio per l'utente se il dottore cerca un suo dato e non lo trova. Payers ed industria devono saper comunicare quanti e quali benefici giungono dai trattamenti di dati». Quanto ai benefici per le collettività, Fernando sottolinea come negli ultimi 10 anni l'uso dei "big data" abbia aiutato a creare nuovi modelli di innovazione e di business e a migliorare le customer experience, l'accessibilità e l'approccio corretto alle terapie.
Ed esemplifica: «Si può dimostrare che se un certo paziente riceve il trattamento con Car-T treatment solo una volta falliti gli altri trattamenti il sistema sanitario rischia di sprecare di più che anticipando quelle costose terapie, ove il fallimento terapeutico del trattamento innovativo sia coperto una remunerazione adeguata per i trattamenti rivelatisi efficaci verso i pazienti giusti».
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