Politica e Sanità

mar172017

Eventi avversi ed errori su strade diverse, incognite per riservatezza dati

Informatizzare il dato sull'errore e sul quasi errore e dividerlo in due canali, pubblico il danno evidenziato (errore o no) dalla presenza di un contenzioso, e secretato il quasi-errore: questo l'obiettivo della legge sulla sicurezza delle cure che impone alle regioni di istituire centri per la gestione del rischio, e raccogliere da tutte le strutture - anche private - i dati regionali sui rischi ed eventi avversi per trasmetterli an­nualmente all'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanitaÌ con procedura telematica unificata a livello nazionale. L'Osservatorio poggia sul Sistema informativo per monitorare gli errori in sanitaÌ (Simes), che che insieme alle società scientifiche potrà predisporre linee di indirizzo per prevenire e gestire il rischio sanitario, valutare le buone pratiche per la sicurezza delle cure e aggiornare i sanitari. Informatici e medici ospiti del workshop degli Osservatori Digital Innovation al Politecnico di Milano danno il benvenuto alla novità, ma temono intoppi. Gianfranco Gensini presidente della Società Italiana di Telemedicina parla di «intento lodevole, anche se i nostri sistemi informatici hanno dato in epoche recenti e meno recenti prove di sé che costringono a considerare con cautela questa architettura».

Il riferimento non è solo al fatto che abbiamo in Italia 21 sistemi informatici diversi e allo scarso investimento sull'informatica (1,2% del Fondo sanitario che è il 7% del Pil, in pratica 4-5 volte meno che in Germania, e solo una piccola parte dedicata all'integrazione tra sistemi regionali). C'è il nodo riservatezza. «Non sono sicuro -paventa Gensini- che non esistano norme cogenti prescrittive rispetto alla messa a punto di questi meccanismi, per via del rischio che i dati relativi a eventi avversi e ad errori finiscano sotto occhi indiscreti. Se i dispositivi normativi consentiranno di costruire questa architettura avremo fatto un passo avanti importante». Nella legge si afferma che la struttura -pubblica o privata- deve pubblicare sul suo sito i termini dell'assicurazione Rc e una relazione annuale consuntiva sugli eventi avversi verificatisi all'interno, sulle cause che li hanno prodotti e sulle conseguenti iniziative messe in atto. Non vanno invece acquisiti o usati in procedimenti giudiziari i verbali e gli atti conseguenti all'attivitaÌ di gestione del rischio clinico messa in atto. Alle attivitaÌ di prevenzione del rischio delle strutture Ssn e private eÌ tenuto a concorrere tutto il perso­nale, compresi i liberi professionisti convenzionati con il Ssn. A tal proposito, Antonino Mazzone past president degli internisti di Fadoi, sottolinea come la Federazione al prossimo congresso nazionale (Sorrento, 13-16 maggio) presenterà un diario medico digitalizzato «che potrebbe diminuire i margini di rischio clinico. Il progetto, che teoricamente è estensibile a tutti gli internisti -i quali ricoverano ogni anno nelle unità operative 1,3 milioni di italiani - darebbe la possibilità di condividere il percorso a medico, infermiere, paziente e familiare, anche quest'ultimo scriverebbe sul diario». All'articolo 2 si chiede anche alle strutture private e sociosanitarie (oltre alle pubbliche) di attivare il risk management e dar vita a percorsi di audit con segnalazione anonima del quasi-errore, nonché rilevare inappropriatezze nei percorsi diagnostico-terapeutici e predisporre corsi di formazione continua Ecm. Importantissime novità per l'accesso ai documenti: la direzione sanitaria della struttura (pubblica o privata) entro 7 giorni dalla presentazione della richiesta fornisce la do­cumentazione del pazien­te, preferibilmente in formato elettronico; le even­tuali integrazioni sono fornite, in ogni caso, entro 30 giorni. Entro 90 giorni le strutture si adeguano.
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