Politica e Sanità

mar52018

Conferenza Gimbe, su sanità proposte politiche non coerenti

Che gli italiani abbiano letto giusto nella cabina elettorale almeno in sanità? Alla Conferenza Nazionale della Fondazione Gimbe emerge l'assenza nei programmi dei partiti di un programma politico finalizzato a salvare il servizio sanitario nazionale da definanziamento, discriminazioni nell'accesso alle cure e peso delle cronicità. Ma nel riscontrare i dodici punti elencati dal presidente Nino Cartabellotta come ineludibili in base all'indagine svolta sui singoli partiti, non siamo di fronte a un vuoto pneumatico. E qualche sigla propone di più. La premessa Gimbe non è rosea: se oggi spendiamo 145 miliardi di euro tra i 115 del servizio sanitario pubblico e i 40 tirati fuori dal cittadino (di cui solo un 10% mediati da mutue o polizze), l'invecchiamento e le cronicità ci portano al 2025 a una spesa stimata sui 210 miliardi che non affronta tra l'altro il nodo-non autosufficienza. Dal 2013 al 2018 il Ssn ha avuto 6 miliardi, ammettendo ne arrivino altri 6 nei prossimi 5 anni (stando attenti a non sforare il rapporto deficit-Pil) si superano a stento i 120 miliardi. Anche ne giungessero altri dalla lotta agli sprechi ed efficientando il Ssn, è impossibile colmare il gap, specie nelle regioni in sofferenza per i piani di rientro.

Gimbe individua dei punti su cui la salute degli italiani chiede risposte: intanto, certezze sul finanziamento del SSN, venute meno un anno fa quando le regioni ordinarie hanno ripianato 423 milioni di contributo alla finanza pubblica non versati da quelle a statuto speciale, e anche quando rispetto alle previsioni di finanziamento del Fondo sanitario nei 5 anni di Centrosinistra non sono stati spesi in tutto 12 miliardi "promessi"; in secondo luogo togliere il superfluo dai livelli essenziali di assistenza, dove sono ricomprese ad esempio le prestazioni di strutture sotto soglia per numero di interventi e dunque pericolose, ma è fuori la Telemedicina. Cartabellotta propone una lista positiva di Lea esigibili, una di "Lea in forse" per cui la sanità integrativa potrebbe fare la sua parte, e una terza di prestazioni obsolete o di nullo contenuto scientifico che non andrebbero rese detraibili. Completano il quadro: spinta alla ricerca indipendente, piano nazionale anti-sprechi, rilancio delle politiche del personale il cui peso è passato dal 40 al 30% del FSN pur essendo invecchiati medici e infermieri dipendenti per mancato turn over, maggiori capacità di indirizzo e verifica dello stato sulle regioni, salute al centro di tutte le politiche, confluenza di servizio sanitario e sociale, programma nazionale di informazione scientifica, criteri chiari per eliminare il superticket, sana interazione pubblico-privato con regole per la libera professione. Cenno a parte meritano i fondi integrativi; a fronte di 8,7 miliardi spesi dagli italiani per un'odontoiatria non coperta dal Ssn c'è il miliardo voluttuario pagato per comprare il farmaco di marca quando il mmg ha prescritto l'equivalente o i miliardi versati per "derive consumistiche che non servono a nulla".

Sui programmi, il Movimento 5 stelle soddisfa quattro punti; ha un piano contro gli sprechi che si esplicita in azioni contro fenomeni corruttivi e illeciti: slegare i manager dai politici, governare con severità i conflitti di interesse. Quindi mette la salute al centro delle decisioni politiche anche su ambiente, alimentazione, gioco. Punta su un finanziamento forte sul personale, a un'agenzia per stabilire i fabbisogni formativi nel Ssn, a una competizione più sana pubblico-privato con la revisione dei meccanismi di accreditamento delle strutture. La Lega (Centrodestra) fa sue due battaglie M5S, una per la diffusione del criterio dei costi standard anti-sprechi e una seconda per un'agenzia indipendente di formazione dei manager Asl e ospedali. Il PD affronta il nodo non autosufficienza, vorrebbe investire 2 miliardi per rafforzare l'indennità di accompagnamento; con Più Europa pone il problema di finanziare la ricerca sia clinica sia organizzativa destinando il 3% del Pil e creando un'Agenzia ad hoc; ed è l'unico a promuovere maggior uso esami sottoutilizzati. FI nel Centrodestra propone i Fondi europei per finanziare l'assistenza al Sud.

Solo LeU propone "un freno alla diffusione delle polizze sanitarie nei contratti integrativi, con regole più precise e/o evitando di sostenerla con la fiscalità generale". Sorprende 10 Volte Meglio, sigla fatta da giovani competenti che si occupa di tre punti non colti dagli altri: nel rispetto dell'autonomia regionale lo stato può ricavare margini per verificare l'erogazione dei Lea, per offrire prestazioni evidence-based e per un grande programma di informazione sul ruolo dell'EBM nelle scelte sanitarie oltre che nel finanziare il Sud. Nessun partito invece pensa a combattere le periodiche revisioni al ribasso o ad argomentare come sostituisce un superticket abolito. Anzi, in troppi parlano di rifinanziare il Ssn "a prescindere".
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